Siderus Nuncius di Galilei

Composto nel 1610 prima in volgare e poi in latino, secondo l'usanza degli scienziati del tempo, il Sidereus Nuncius (Messaggero delle stelle) Ŕ la prima opera astronomica di Galileo, tutta pervasa da un senso di entusiasmo che risalta fino dal titolo: un meraviglioso cammino di conoscenza si apre infatti davanti agli uomini grazie all'impiego del cannocchiale e alle osservazioni che questo strumento rende possibili. Il breve trattato ha il carattere di un annuncio al tempo stesso trionfale e commosso rivolto ai dotti e all'intera umanitÓ: il "messaggero delle stelle" reca, con le notizie delle prime scoperte, una promessa quasi profetica di tempi e di mondi nuovi, in cui ragione e fede in feconda armonia avrebbero portato alla felicitÓ nella veritÓ, secondo una millenaria aspirazione tante volte delusa.

L'ottimistica fiducia di Galileo non sembra essere ancora scalfita dal presentimento del dramma che lo attende a distanza di pochi anni: l'entusiasmo per ci˛ che ha scoperto (il numero delle stelle fisse infinitamente maggiore di quanto si fosse creduto, i satelliti di Giove, la conformazione della superficie lunare) distoglie per il momento l'attenzione del grande scienziato dalle conseguenze implicite nelle sue osservazioni. In particolare, l'individuazione dei satelliti di Giove mette radicalmente in discussione l'assetto dell'universo strutturato in sfere concentriche secondo il modello tolemaico; a sua volta la scoperta che la superficie lunare si presenta aspra e scabra, con montagne e pianure come quella terrestre, annulla la distinzione fra imperfezione della Terra e perfezione dei Cieli, fondamento di tutta la cosmologia antica. E infatti, dopo le prime lusinghiere accoglienze, cominciarono sospetti e ostilitÓ che dovevano trascinare anche questo luminoso e fervido trattato nella generale condanna del pensiero galileiano.