La maschera di ferro

Nel 1703 morì alla Bastiglia e venne sepolto nel cimitiero parigino di Saint-Paul un misterioso personaggio: il suo volto rimase per anni nascosto da un'impenetrabile maschera di ferro. Imprigionato per ordine di Luigi XIV fin dal 1679, venne per molti anni rinchiuso presso il castello di If, sull'isola di Sainte-Marguerite, nell'arcipelago delle Lérins al largo di Cannes. Molte furono al tempo le voci riguardo la vera identità del prigioniero: forse un nobile inglese o forse un italiano, un certo Mattioli, ministro del duca di Mantova, accusato di tradimento ai danni del suo signore. Tuttavia il particolare dell'assoluta proibizione a svelarne i connotati contribuì a diffondere l'opinione che si trattasse dapprima di un figlio naturale di Luigi XIV, avuto dalla cortigiana Louise de La Vallière; quindi addirittura di un presunto fratello gemello del sovrano. Il mistero della "maschera di ferro" ispirò importanti autori come Voltaire, che ne parla in un passo del Secolo di Luigi XIV, che qui riportiamo, e Alexandre Dumas padre che ne fece argomento di un suo romanzo.

Alcuni mesi dopo la morte di quel ministro [Mazzarino] accadde un fatto senz'esempio; ma, cosa ancora più strana, tutti gli storici lo hanno ignorato. Un prigioniero sconosciuto fu relegato, col massimo segreto, nel castello dell'isola Sainte-Marguerite, nel mare di Provenza; era di statura superiore alla normale, giovane, di bello e nobilissimo aspetto. Il prigioniero, durante il viaggio, portava una maschera con la parte inferiore mobile per opera di molle d'acciaio, così che gli era dato di mangiare senza togliersela. V'era l'ordine di ucciderlo se tentava di smascherarsi. Rimase nell'isola finché un ufficiale di nome Saint-Mars, uomo cui si affidavano incarichi di fiducia, già governatore di Pinerolo, essendo stato fatto, nel 1690, governatore della Bastiglia, lo andò a prendere, e lo condusse, sempre mascherato, alla Bastiglia. Il marchese di Louvois andò a visitarlo nell'isola prima del trasferimento, e gli parlò restando in piedi, in un atteggiamento che denotava rispetto. Lo sconosciuto fu condotto alla Bastiglia, dove fu alloggiato nel modo migliore che consentiva quel castello. Nulla di ciò che chiedeva gli veniva rifiutato. Aveva un gusto spiccato per la biancheria di estrema finezza e per le trine. Suonava la chitarra. Il vitto che gli passavano era prelibato; il governatore solo di rado si sedeva al suo cospetto. Un vecchio medico della Bastiglia, che spesso aveva curato quello strano individuo, diceva di non aver mai visto il suo viso, benché gli avesse esaminato spesso la lingua e il resto del corpo. Questo era di proporzioni ammirevoli, diceva il medico; la sua pelle era un poco scura. Il semplice tono della sua voce destava interesse; non si lamentava mai del suo stato, e non dava mai a vedere chi potesse essere [Un famoso chirurgo, genero del medico di cui parlo, che faceva parte del circolo del maresciallo di Richelieu, può testimoniare la verità di quel che asserisco. Il signor di Bernaville, successore di Saint-Mars, me l'ha spesso confermata].

Lo sconosciuto morì nel 1703; fu sotterrato di notte nella parrocchia di San Paolo. Lo stupore prodotto dal suo caso è aumentato dal fatto che, quando fu mandato nell'isola di Sainte-Marguerite, non scomparve in Europa alcuna persona nota. Ma egli era certo una persona di riguardo, poiché nei primi giorni ch'egli si trovava nell'isola, il governatore disponeva personalmente i piatti per lui sulla tavola, e poi si ritirava dopo averlo chiuso a chiave nella stanza. Un giorno il prigioniero incise qualche parola con un coltello su un piatto d'argento, e poi gettò il piatto dalla finestra, in direzione di una barca ch'era a riva, vicino al muro della torre. Un pescatore, cui apparteneva la barca, raccolse il piatto e lo portò al governatore. Questi, stupito, chiese al pescatore: "Avete letto quel ch'è scritto su questo piatto, e vi ha visto qualcuno mentre lo tenevate in mano?" "Non so leggere - rispose il pescatore; - l'ho trovato adesso: nessuno l'ha visto". Quel contadino fu trattenuto finché il governatore si fu sincerato che non aveva mai saputo leggere, e che nessuno aveva visto il piatto. "Andate, - gli disse - dovete esser ben lieto di non saper leggere". Tra le persone che hanno avuto immediata conoscenza di questo fatto ve n'è una assai degna di fede che vive ancora. Il signor di Chamillart fu l'ultimo ministro che conobbe lo strano segreto. Il secondo maresciallo della Feuillade, suo genero, mi ha detto di aver scongiurato in ginocchio suo suocero, al momento della sua morte, che gli rivelasse chi era in verità colui che non fu mai conosciuto altrimenti che come "l'uomo dalla maschera di ferro"; Chamillart gli rispose che si trattava di un segreto di Stato, e che aveva fatto giuramento di non propalarlo mai. Vivono ancora molti miei contemporanei che possono attestare la verità di quel che narro. Io non conosco un fatto che sia più straordinario e meglio accertato.