La prosa narrativa nel '600

Anche se la letteratura del Seicento raggiunse i risultati più significativi nella produzione poetica e teatrale, ciò non significa che la prosa narrativa fosse un'esperienza tralasciata o relegata ai margini; al contrario, ad essa si dedicò una folta schiera di scrittori che ottennero un successo larghissimo e senz'altro paragonabile a quello conseguito dalla poesia e dal teatro. Fu soprattutto un genere nuovo, il romanzo, ad attrarre su di sé l'interesse di un pubblico vasto e composito formato da intellettuali, nobili, borghesi colti e anche da donne, che per la prima volta vediamo avvicinarsi alla letteratura. Il consenso ottenuto dal romanzo secentesco da parte di settori sociali così diversi si spiega con la sua natura di narrazione avventurosa e "facile", nel senso che andava incontro alle aspettative del lettore comune adeguandosi per situazioni, ambienti e personaggi agli stereotipi consacrati da una lunga tradizione: l'eroe forte e coraggioso, l'eroina pura e perseguitata, l'amore come motore principale degli avvenimenti, le ambientazioni in contesti suggestivi e spesso esotici, il bene che trionfa sul male dopo una serie di mirabolanti colpi di scena.

Ma, se queste sono le ragioni del successo, in esse contemporaneamente risiedono anche i limiti artistici del genere, ossia la monotonia e la prevedibilità causate dall'appiattimento su una tradizione convenzionale priva di ogni spunto innovativo, e la scarsa credibilità di personaggi artificiosi, del tutto staccati dal contatto con la realtà. In questo senso il romanzo secentesco sembra essere in ritardo rispetto al proprio tempo, proponendo il modello ideale di una civiltà cavalleresca oramai sepolta e che, al massimo, poteva essere oggetto di satira e di dissacrazione (operazione che, per esempio, veniva compiuta in quegli stessi anni dallo spagnolo Miguel de Cervantes con il suo Don Chisciotte, 1605). Va tuttavia riconosciuto ai romanzieri secenteschi il merito di una consumata abilità nell'orchestrazione degli intrecci e nella gestione dei meccanismi narrativi, che sembrano per molti aspetti anticipare la tradizione del romanzo popolare dell'Ottocento, il cosiddetto feuilleton. Fra gli autori che raggiunsero un largo successo è da citare Giovanni Ambrogio Marini.

Per quanto riguarda l'altra tradizionale espressione della prosa narrativa, cioè la novellistica, essa si presenta dal punto di vista quantitativo molto più povera del romanzo, ma sa tuttavia esprimere due protagonisti di eccellente qualità con Giulio Cesare Croce e Giambattista Basile. Il primo fu autore delle Sottilissime astuzie di Bertoldo, singolare celebrazione della saggezza popolare attraverso la figura dell'astuto villano Bertoldo, protagonista di gustosi episodi tratti dalla rielaborazione di un antico testo medievale; al secondo si deve Lo cunto de li cunti, una raccolta di raffinate e graziosissime fiabe in dialetto napoletano.