L'Orlando innamorato

L' "Orlando innamorato", iniziato forse nel 1476, si compone di tre parti: le prime due -rispettivamente di 29 e 31 canti - furono pubblicate nel 1487; la terza fu lasciata interrotta alla XXVI ottava del nono canto. L'argomento è tratto dalla materia del ciclo carolingio, ma il tono con cui questa è trattata è piuttosto quello proprio dei romanzi bretoni.

Eccone in breve la trama: Carlo Magno ha bandito una grande giostra e per l'occasione ecco convenuti a Parigi oltre ventimila cavalieri fra cristiani e pagani. Mentre i guerrieri partecipano ad un banchetto offerto dall'imperatore, si presenta la bellissima Angelica, figlia del re del Cataio, la quale sfida tutti i cavalieri a battersi col fratello Argalia: quelli che saranno sconfitti dovranno accettare di divenire suoi schiavi, mentre l'eventuale vincitore l'otterrà in isposa. Risulta vincitore il saraceno Ferraguto, ma Angelica, per sottrarsi all'impegno, fugge, inseguita da Orlando e Ranaldo. Durante la fuga e l'inseguimento accade che Ranaldo beva alla fonte dell'odio mentre Angelica, avendo bevuto a quella dell'amore, si invaghisce follemente del paladino. Poiché Ranaldo si disinteressa di Angelica, tocca ad Orlando, innamorato non corrisposto, non solo di difendere la fanciulla dagli assalti di Agricane, re di Tartaria, ma ancora di accompagnarla in Francia alla ricerca di Ranaldo. Qui infuria la lotta tra i cristiani e il re africano Agramante, che ha invaso il suolo francese aiutato dalle armi di Mandicardo, figlio di Agricane, di Rodomonte, re di Sarza, e di Marsilio, re di Spagna. Orlando prende parte alla guerra, mentre la situazione sentimentale tra Angelica e Ranaldo si capovolge, avendo la prima bevuto alla fonte dell'odio ed il secondo a quella dell'amore. Quindi-Orlando e Ranaldo si scontrano in un duello per amore di Angelica, ma Carlo li separa, affida Angelica al vecchio Namo e promette di darla in isposa a quello dei due cugini che darà miglior prova nella guerra contro gli invasori. A questo punto il poema si interrompe. Ludovico Ariosto ne continuerà il racconto in un'opera di ben altra fattura, nell' "Orlando Furioso".