Gian Giorgio Trissino

Gian Giorgio Trissino nasce a Vicenza da famiglia patrizia e compie gli studi a Milano. Nel 1508 torna nella sua città, ma è costretto ben presto all'esilio, perché la Repubblica veneta lo sospetta di nutrire simpatie per Carlo V. Soggiorna in varie città d'Italia, tra le quali Firenze, e nel 1514 è a Roma, dove papa Leone X ottiene per lui la revoca dell'esilio. Entra allora al servizio del Papa e svolge varie missioni diplomatiche per lui e per i suoi successori, raggiungendo notorietà e prestigio.

Nel 1523 pubblica l'Epistola intorno alle lettere nuovamente aggiunte alla lingua italiana indirizzata a Clemente VII, una proposta per riformare l'ortografia italiana con l'introduzione di alcune lettere greche, che suscita polemiche e reazioni vivaci. L'anno dopo dà alle stampe la tragedia Sofonisba. Nel 1526 torna a Vicenza, dove compone le prime quattro parti del trattato Poetica, le Rime e Il castellano.
Negli ultimi anni di vita soggiorna a Venezia e infine a Roma, dove pubblica il poema epico L'Italia liberata dai Goti e la commedia Simillimi, e termina la Poetica. Muore nel 1550.

Il Trissino è uno dei teorici più rigorosi dell'imitazione della classicità greca e tutte le sue opere sono il tentativo, spesso mal riuscito, di tradurre in concreto i princìpi da lui enunciati nei sei volumi della Poetica. In questa opera egli espone i canoni che ritiene necessari per rinnovare la cultura italiana applicando i modelli classici a tutti i generi letterari. A lui si deve la prima tragedia "regolare" (cioè composta nel rispetto delle regole enunciate nella Poetica), Sofonisba, in versi, scritta nel 1515 e pubblicata nel 1524. L'argomento, tratto dal XXX libro delle Storie di Livio e già ripreso dal Petrarca nell'Africa, verte su un episodio della guerra tra Cartaginesi e Romani. Sofonisba, moglie del condottiero numida Siface che combatte in favore dei Cartaginesi, viene fatta prigioniera da Massinissa, alleato dei Romani, il quale la sposa per sottrarla alla schiavitù; ma quando egli viene a sapere che Sofonisba è comunque preda di guerra, le procura il veleno con il quale la donna si toglie la vita. La tragedia è importante come testimonianza del classicismo teatrale in Italia, ma assai modesta nei risultati artistici; la psicologia dei personaggi è poco profonda e il dramma dell'eroina è descritto con freddo raziocinio e poco sentimento, in uno stile fiacco, dal ritmo lento e quasi prosastico.

Il poema epico L'Italia liberata dai Goti, composto in endecasillabi sciolti tra il 1527 e il 1547, narra in 27 libri, pubblicati in tre volumi, la guerra tra Bizantini e Ostrogoti (535-539). È un testo monumentale, che vuol essere rigidamente fedele al modello dell'Iliade di Omero nello stile, ma nel contempo rispettare la verità storica nell'argomento. I rari momenti poetici dell'opera sono soffocati dall'impianto didascalico e dall'esasperata lentezza del ritmo.

Neppure la commedia Simillimi (1548), di ispirazione plautina, e le Rime hanno valore poetico. Piuttosto, va ricordato il dialogo Il castellano (1529), con il quale il Trissino interviene nella questione della lingua. Egli è decisamente contrario ai suggerimenti del Bembo e ritiene che la lingua letteraria debba nascere dalla sintesi tra vari dialetti. Il Trissino aveva offerto esempi concreti della sua proposta nella Grammatichetta (1526-1530), peraltro aspramente contestata, in special modo da parte dei letterati toscani.