Varchi Benedetto

Benedetto Varchi, nato a Firenze nel 1503 e fuoruscito nel 1530 per la sua ostilitā ai Medici, ripara in Veneto, a Padova, restando al servizio della famiglia Strozzi, anch'essa avversaria dei duchi fiorentini. Qui conosce Pietro Bembo e frequenta l'ambiente dell'Universitā. Nel 1543, sollecitato da Cosimo I de' Medici, torna a Firenze ed entra a far parte dell'Accademia Fiorentina, nelle cui riunioni legge pubblicamente Dante e il Petrarca. La sua fama di letterato rafforza la stima di Cosimo I, che gli dona una villa presso Firenze e gli affida l'incarico di narrare la storia della cittā tra il 1527 e il 1530. Muore nel 1565.

La produzione del Varchi non si limita alla storiografia. Egli lascia anche una commedia, La suocera, uscita postuma nel 1569, e orazioni, prolusioni e lezioni tenute all'Accademia. A queste opere si aggiungono le Rime, che comprendono sonetti, capitoli ed altri versi; in esse il Varchi unisce il rispetto del petrarchismo a influssi della tradizione pastorale fiorentina, descrivendo ambienti e paesaggi idilliaci tipicamente toscani.

Altri frutti della sua attivitā sono i testi di teoria letteraria e di filologia. Egli cura un'ottima edizione delle Prose della volgar lingua del Bembo, del 1549, e una della Commedia di Dante. In questo, che č il primo testo critico sul capolavoro del poeta fiorentino, il Varchi rivendica, in polemica con il Bembo, l'insuperabile grandezza.

Di notevole importanza č il dialogo L'Ercolano, composto tra il 1560 e il 1565 e pubblicato postumo nel 1570, nel quale il Varchi prima distingue tra un uso linguistico che viene stabilito dal popolo che parla, e un uso letterario che č quello sancito dall'autorevolezza degli scrittori; poi cerca di attuare una mediazione fra le tesi del Bembo e quelle favorevoli all'uso letterario del fiorentino parlato proponendo un linguaggio di compromesso, che dovrebbe basarsi sul fiorentino parlato senza sottovalutare la preziosa lezione dei maestri del passato.