Arte Greca

L'arte greca, che ha affrontato e risolto, in un'evoluzione dinamica e in una sempre maggiore varietà di forme, i problemi artistici più importanti, quali anzitutto la costruzione organica della figura umana nello spazio e l'equilibrata aderenza tra l'immagine artistica e la realtà, ha influenzato più o meno profondamente quella di tutte le popolazioni con cui venne a contatto (arte etrusca e italica, gallica, iberica, punica, in Occidente; arte scitica del Mar Nero; arte della Battriana e della Commagene, sino all'arte indiana del Gandhara in Oriente) e costituisce il fondamento non solo dell'arte romana (insieme alla quale forma l'"arte classica") ma anche - in modo più o meno evidente nei diversi periodi storici - di tutta l'arte europea: da ciò la sua importanza eccezionale. 

Il periodo arcaico

Le più antiche civiltà della G. sono poco note. Le culture neolitiche tessaliche di Sesklo e di Dimini hanno ceramica dipinta a bande e linee parallele spezzate e ondulate e idoletti steatopigi in pietra e terracotta (Musei di Atene e Volo). Nei villaggi fortificati ma senza particolare assetto urbanistico è già riconoscibile il caratteristico mégaron rettangolare. Nell'Età del Bronzo (III-II millennio a. C.), mentre a Creta fioriva la grande civiltà minoica, nelle isole dell'Egeo si sviluppava la civiltà cicladica e nella G. continentale quella elladica. Il complesso archeologico più noto della civiltà cicladica è quello di Filacopi nell'isola di Milo, con tre cittadelle successive. Caratteristici sono gli idoli di marmo di Paro e di Nasso che riproducono la figura umana in un'originale, stilizzatissima interpretazione (Atene, Museo Archeologico Nazionale) . La civiltà elladica è attestata da molti ritrovamenti in Attica, nel Peloponneso (Lerna presso Argo; Asine presso Epidauro) e soprattutto a Orcomeno di Beozia, capitale dei Minii. Minia è chiamata la caratteristica ceramica monocroma imitante prototipi metallici (minio grigio, o anche rosso e giallo) che è stata collegata con l'arrivo, verso il 1900 a. C., di nuove popolazioni di origine anatolica parlanti un dialetto indeuropeo da cui sembra derivare la lingua greca. Il periodo tardo-elladico è quello della civiltà micenea, conosciuto anche dai poemi omerici. Ampiamente diffusa in tutta la G. (Arne nell'isola di Gla in Beozia; Asine presso Epidauro; Midea presso Argo; Pilo nella Messenia; la stessa Acropoli di Atene), ha i suoi monumenti più significativi nei grandi palazzi fortificati di Micene "ricca di oro", e di Tirinto "murata", mentre le oreficerie e le altre suppellettili preziose sono raccolte oggi soprattutto nel Museo Archeologico Nazionale di Atene. Dopo il crollo della civiltà micenea, conseguente alla cosiddetta invasione dorica (1200 a. C.), l'arte submicenea è attestata da modesta ceramica e da poche figurine di animali in terracotta o bronzo. Fu solo dopo il 1100 a. C. che nuove forme decorative, esasperatamente rettilinee, sostituirono l'ornato curvilineo miceneo dando origine allo stile protogeometrico, che si considera convenzionalmente la prima manifestazione dell'arte greca, e per arte greca s'intende l'arte prodotta da popolazioni parlanti il greco non solo in G. e nelle isole dell'Egeo, ma anche nelle colonie greche dell'Asia Minore, del Mar Nero, dell'Italia merid. (Magna Grecia) e, dopo Alessandro Magno, in tutti i territori ellenizzati dell'Asia anteriore e del bacino del Mediterraneo. Culla della nuova arte fu l'Attica, dove lo stile si sviluppò con una sempre maggiore armonia tra forma e decorazione. Lo stile geometrico vero e proprio, che raggiunse la sua maggior perfezione nel sec. VIII a. C., introdusse anche la figura umana severamente stilizzata. Poche le statuette di terracotta e le figurine bronzee di guerrieri (Museo di Olimpia) raffiguranti la più antica immagine di Zeus. Alla fine del sec. VIII si ebbe il passaggio dalla ceramica tardogeometrica a quella protoattica, che riservò sempre maggiore spazio alla figura umana, in scene mitologiche derivanti forse da pitture. Sorsero intanto nuove fabbriche a Corinto i cui vasi, protocorinzi e poi corinzi, conquistarono nel sec. VII i mercati non solo della G. ma di tutto il Mediterraneo e furono anche abbondantemente imitati (ceramica etrusco-corinzia). Nello stesso secolo la G. importò oreficerie e oggetti preziosi dall'Oriente e impiegò e assimilò nelle sue decorazioni schemi e motivi orientali come rosette, palmette, fiori di loto, teorie di animali reali o fantastici (ceramica corinzia; ceramica orientalizzante di Rodi e altre isole egee; oreficerie di Rodi). Del sec. VII sono i più antichi esempi di scultura greca dello stile detto dedalico, dal nome del leggendario artista cretese; a Creta se ne hanno importanti esempi nelle rigide e astratte sculture dei templi di Priniás, la cui pianta bipartita ricorda il mégaron miceneo. Dalla metà del sec. VII l'arte della G., concluso il suo periodo di formazione, presentò uno sviluppo razionale e organico in tutte le sue manifestazioni (solo la pittura è quasi tutta perduta). 

Il periodo classico

Al periodo arcaico (ca. 650-480 a. C.) risale la comparsa del tempio in pietra o in marmo, massima espressione dell'architettura greca. L'Heraion di Olimpia è il prototipo dello stile dorico, che ebbe i suoi migliori esempi nei templi, più grandi e spesso meglio conservati, della Sicilia e della Magna Grecia, i quali presentano spesso forme più libere e originali nell'organizzazione degli spazi interni (la cosiddetta basilica di Paestum). Nell'età arcaica apparvero già quasi tutte le forme di templi, da quello a semplice cella rettangolare preceduta da un pronao colonnato (forma che restò canonica nei thesaurói, cioè nei tempietti votivi dei santuari) a quello periptero, tutto circondato da colonne. Nella G. continentale dominò l'ordine dorico; quello ionico, che compare nelle città dell'Asia Minore prima che in G. (grande Artemision di Efeso, tempio di Apollo Filesio a Didime presso Mileto), è presente nelle isole egee, nell'Heraion di Samo della metà del sec. VI a. C. e anche a Locri e Siracusa. La decorazione templare fu dapprima in terracotta dipinta (metope del tempio di Termo della fine del sec. VII), poi in pietra o marmo, anch'essi dipinti. I frontoni arcaici sono ornati di sculture in un primo tempo a bassorilievo o a mezzo tondo (frontone della Gorgone a Corfù; frontoni arcaici dell'Acropoli di Atene), poi a tutto tondo (frontoni del tempio di Afea a Egina, dell'inizio del sec. V, oggi a Monaco, Antikensammlungen). Il tesoro dei Sifni a Delfi, del 530 a. C. ca., era ornato anche da un fregio figurato . Importanti esempi di scultura architettonica sono in Italia le metope del thesaurós della foce del Sele o del tempio C di Selinunte (Palermo, Museo Archeologico), anteriori al 550 a. C., e, sulle coste asiatiche, le basi figurate delle colonne dell'Artemision di Efeso. Nella scultura arcaica la figura, prima rigida e squadrata perché vista dall'artista secondo piani paralleli, trovò poi punti di visione molteplici e un migliore inserimento nello spazio, passando così dall'astrazione dedalica a una maggiore aderenza alla realtà. Oltre che architettonica la scultura era votiva, funeraria, onoraria (statue di vincitori di gare atletiche; gruppo dei Tirannicidi). Perduta è la grande scultura in bronzo (prima martellato o a fusione piena, ma già dall'inizio del sec. VI a fusione cava), ma restano molti originali in pietra o marmo; numerosissime poi le piccole statuette di divinità o di offerenti, in bronzo, avorio, terracotta, provenienti da diversi santuari greci. Pochi erano i tipi della grande statuaria, tra cui anzitutto quello del koúros (statua maschile nuda, in piedi, con la gamba sinistra avanzata) e della kóre (statua femminile in posizione analoga, vestita di chitone e himátion), tipi documentati dai numerosi esempi trovati nella cosiddetta colmata persiana dell'Acropoli di Atene e oggi al Museo dell'Acropoli (dalla metà del sec. VI a. C. ai primi decenni del V) ma presenti in Attica (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e in altre località già alla fine del sec. VII; in essi è soprattutto evidente la progressiva conquista della conoscenza dell'anatomia umana. Si distinguono convenzionalmente lo stile dorico, proprio della G. continentale e del Peloponneso, piuttosto rigido e pesante; lo stile ionico, proprio delle isole egee, più ricercato e decorativo; e, dalla metà del sec. VI, lo stile attico, proprio di Atene, che fonde la severità dorica con l'eleganza ionica. Le sculture di Mileto, tra cui le squadrate statue dei Branchidi (Londra, British Museum) sulla via sacra che portava al Didimeo, costituiscono il più ricco complesso di arte arcaica della Ionia asiatica. La ceramica figurata ebbe nel periodo arcaico una grandissima fioritura, ciò che compensa solo in parte la quasi totale scomparsa della pittura. Oltre alla decorativa ceramica corinzia che terminò alla metà del sec. VI e all'elegante e delicata ceramica figurata laconica dal 600 al 540 a. C. ca., fabbriche di vasi figurati furono attive tra il sec. VII e il VI a. C. in diverse località greche. Il sec. VI fu dominato però dalla ceramica attica, prima a figure nere e poi, dal 530 a. C., a figure rosse. Diversi artisti, noti da opere sparse in tutti i musei del mondo, firmarono i loro vasi (per le figure nere è famoso Exechia; per le figure rosse si ricordano tra i molti Eufronio ed Eutimide). Il passaggio dall'arte arcaica a quella classica si ebbe attraverso lo stile severo, dalle guerre persiane (480 a. C.) alla metà del sec. V: in esso si fusero le precedenti esperienze e, superata l'astratta monumentalità arcaica, si affrontarono i problemi del naturalismo e del movimento. Il tempio di Zeus a Olimpia è, in G., il capolavoro del periodo, soprattutto per le sue metope figurate e le sue sculture frontonali. L'architettura dei numerosi templi della Magna Grecia e delle colonie asiatiche è vicina a quella della madrepatria, anche se non mancano eccezioni (Olympiéion di Agrigento, con le pareti esterne della grande cella sorrette da telamoni). Tra le sculture architettoniche, le metope del tempio E di Selinunte (Palermo, Museo Archeologico) si avvicinano nella loro intensità espressiva all'arte di Olimpia . Note solo da copie sono le opere dei maggiori scultori, come il gruppo dei Tirannicidi di Crizio e Nesiote, l'Afrodite Sosandra del delicato Calamide, il Discobolo di Mirone, in cui si ha un più libero articolarsi delle membra nello spazio. Non mancano però insigni originali di artisti anonimi, come i grandi bronzi dell'Auriga di Delfi (Delfi, Museo) o dello Zeus (o Poseidon) di Capo Artemision (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e, tra i marmi, la testa dell'Efebo biondo dell'Acropoli e alcune belle stele attiche. La ceramica attica a figure rosse, nello stile detto per quest'epoca "grandioso", in cui sono superati i problemi dello scorcio, sembra ispirarsi alle grandi figure eroiche e tragiche di Polignoto.

Tempio di Hera ad Olimpia

 

Il periodo ellenistico

Il periodo classico dell'arte greca, dalla metà del sec. V alla morte di Alessandro Magno (323 a. C.), ebbe il suo inizio, e anche il suo maggior splendore, nell'età di Pericle, in cui si raggiunse un felicissimo e uniforme equilibrio in tutto il mondo greco (i templi di Agrigento e Siracusa non si discostano dai canoni della madrepatria). L'Acropoli di Atene, nella nuova sistemazione periclea, accolse i monumenti più significativi dell'arte classica, dal Partenone dorico - anche se ingentilito dal lungo fregio continuo - di Ictino, l'architetto più famoso del tempo, ai propilei di Mnesicle (in cui l'ordine dorico si unisce a quello ionico), all'Eretteo di Filocle e al tempietto di Atena Nike di Callicrate, di pieno stile ionico . Tutti i più importanti santuari del mondo greco si arricchirono di templi dorici e quindi anche ionici e corinzi (i tre ordini furono impiegati insieme da Ictino nel tempio di Figalia), di tesori, di monumenti votivi, in un primo tempo ancora non coordinati tra loro, secondo un concetto che fu abbandonato del tutto solo in età ellenistica. Più rapidamente si regolarizzarono le città, che si impostarono su criteri urbanistici basati su assi ortogonali secondo il sistema detto ippodameo dal nome di Ippodamo da Mileto, autore della nuova sistemazione della città del Pireo, che Temistocle aveva congiunto ad Atene con le "lunghe mura" in un unico sistema difensivo. Le opere di fortificazione, in grossi blocchi perfettamente squadrati, difendevano e abbellivano le città (bastioni di Messene , fortezza di Eleutere in Beozia). L'Agorá, centro politico e, in un secondo tempo, soprattutto commerciale, assunse aspetto monumentale con la costruzione di templi, di portici (stoai), di fontane monumentali, di altri monumenti pubblici (presso l'Agorá di Atene, della fine del sec. V, è anche il Theséion dedicato a Efesto, il tempio dorico meglio conservato). L'architettura teatrale ha importanti esempi nel sec. IV nel teatro di Dioniso ad Atene (il primo impianto è ancora del sec. VI a. C.), in quelli di Delfi e Megalopoli e nel teatro di Epidauro, dall'acustica ancor oggi perfetta, creato da Policleto il Giovane insieme alla thólos, edificio circolare corinzio riccamente ornato, che completa la sistemazione di quel santuario, il cui tempio di Asclepio, pure del sec. IV a. C., fu opera di Teodoto. Sale di riunione di nuova forma che danno sempre miglior struttura architettonica agli spazi interni sono, nel sec. V a. C., il Telesterio di Eleusi, opera di Ictino, il Bouleuterion dell'Agorá di Atene e, nel sec. IV a. C., la grande aula colonnata del Thersilion di Megalopoli. Notevole anche l'architettura funeraria, illustrata soprattutto dalle tombe reali di Macedonia, con sale a volta e ricca decorazione, da quelle principesche dell'Asia Minore (mausoleo di Alicarnasso, monumento delle Nereidi di Xanto) e dai vari tipi di monumenti della necropoli di Cirene. Assai più modesta, invece, l'edilizia privata, nota soprattutto dagli scavi di Olinto (distrutta nel 348 a. C.), con case molto regolari caratterizzate da un cortile interno con un portico (pastás) su uno dei lati; in alcuni ambienti sono i più antichi mosaici pavimentali figurati, formati da sassolini policromi. In tutto il mondo greco (tranne in qualche zona periferica) la scultura classica presenta differenze di qualità più che di stile e gli scultori nativi od operanti nelle diverse città si ispirarono all'uno o all'altro dei grandi maestri che, d'altra parte, erano chiamati a operare anche fuori della Grecia. Nella scultura del sec. V a. C. Policleto diede nobiltà ideale ai corpi dei suoi atleti e, nel Doriforo, un nuovo canone di proporzioni della figura umana, concepita come una costruzione architettonica, mentre Fidia impostò nuove concezioni artistiche nella grandiosità di composizione delle scene, nella serena idealizzazione delle sue figure maestose, nell'abilità di trattazione del panneggio, come si riscontra non solo nelle sculture del Partenone (in parte oggi al British Museum di Londra) ma anche nelle opere note solo da copie, come lo Zeus di Olimpia e l'Athena Parthénos. Accanto a lui operarono Agoracrito (autore della Nemesi di Ramnunte), Alcamene (il cui capolavoro è l'Afrodite dei giardini), Crésila (cui si deve un ritratto di Pericle). Alla corrente manieristica postfidiaca appartennero Callimaco, indicato dalle fonti come l'inventore del capitello corinzio, al quale si devono forse i rilievi "dal panneggio bagnato" della balaustra del tempietto di Atena Nike, e Peonio di Mende. Scultori ionici scolpirono nella seconda metà del sec. V a. C. i più antichi sarcofagi di Sidone (Istanbul, Museo Archeologico) e, poco dopo, i rilievi e le statue del monumento delle Nereidi di Xantos (Londra, British Museum). Gli scultori del sec. IV, reagendo all'idealizzazione fidiaca, diedero maggiore importanza all'uomo e ai suoi sentimenti. Famosi furono Prassitele, dolce e raffinato (forse originale è il famoso Ermete del Museo di Olimpia), Scopa, dalle figure colme di páthos, autore delle sculture del tempio di Atena Alea a Tegea, e Lisippo, lo scultore dell'ideale atletico, che fa muovere le sue figure nello spazio in piena tridimensionalità, introducendo l'arte ellenistica. La celebrità di questi artisti è attestata dalle fonti classiche e da numerose copie delle loro opere, che consentono di ricostruirne la personalità. Altri artisti famosi furono Cefisodoto, padre di Prassitele (gruppo di Irene e Pluto), Timoteo (scultore del tempio di Asclepio a Epidauro), Briasside (base votiva di Atene; famosa era la sua statua di Serapide ad Alessandria), Leocare (autore di un gruppo raffigurante Ganimede rapito dall'aquila), Silanione, noto per i suoi ritratti, Eufranore. La conoscenza della scultura dei sec. V e IV è completata da numerose opere anonime, anzitutto dalla serie di stele funerarie attiche (Atene, Museo Archeologico Nazionale). I nomi e le caratteristiche di numerosi pittori del periodo classico sono noti dalle fonti antiche e, indirettamente, dalla ceramografia contemporanea o da pitture e mosaici dietà posteriore. Conquistato lo scorcio già alla fine del sec. VI a. C., si affrontarono nel V i problemi di ombreggiatura (Apollodoro skiagráphos, cioè pittore delle ombre) e di prospettiva (Agatarco "scenografo"). Nomi famosissimi sono quelli di Zeusi e Parrasio, che operarono ad Atene alla fine del sec. V. Nel secolo seguente, in cui sembrarono affermarsi la scuola realistica e la pittura su tavola, il pittore più famoso fu Apelle, che lavorò per Alessandro Magno, mentre altri nomi noti sono quelli di Pausia, Aristide e Nicia. Nel periodo classico la ceramica attica , che dalla metà del sec. VI dominò tutti i mercati del mondo greco, passò dallo stile "grandioso" allo stile "bello" e divenne sempre più manierata nello stile "fiorito" (di cui è caposcuola il Pittore di Midia), decadendo poi fino a estinguersi alla fine del sec. IV. Originali sono, tra il sec. V e il IV a. C., l'ampio gruppo di lékythoi funerarie dipinte a colori tenui su fondo bianco (Atene, Museo Archeologico Nazionale) e, nella seconda metà del sec. IV a. C., i vasi policromi a rilievo detti di Kerc (San Pietroburgo, Ermitage). Dopo il 450 a. C. sorsero nell'Italia merid. fabbriche locali di vasi figurati similissimi a quelli attici a figure rosse (vasi protoitalioti), che nel sec. IV (vasi italioti) assunsero caratteristiche proprie in relazione alle diverse fabbriche (vasi apuli, campani, lucani, pestani, sicilioti). Anche la ceramica italiota cessò, come quella attica, alla fine del sec. IV a. C. § Nel periodo ellenistico, in cui l'arte greca si diffuse sempre più estesamente in tutto il bacino del Mediterraneo e nell'Asia ellenizzata, Atene e la G. non furono né il solo né il più importante centro artistico. L'architettura ebbe il suo maggiore sviluppo nelle ricche città dell'Asia ionica, con edifici monumentali coordinati in impianti urbanistici regolari (Priene, articolata su 4 terrazze quasi parallele). Peonio e Dafni ricostruirono in forme grandiose il Didimeo di Mileto, Ermogene quello di Artemide a Magnesia sul Meandro. L'assetto urbanistico delle città divenne sempre più regolare (Agorá di Atene, con nuovi grandiosi portici a più piani, tra cui la Stoà di Attalo II, 159-138 a. C., ricostruita nel 1953-56 dalla Missione Archeologica Americana). Si svilupparono o si inventarono nuovi tipi edilizi, come ginnasi grandiosi (Delfi, Delo, Olimpia, Pergamo), ninfei monumentali, grandi sale per riunioni (bouleutéria) anche di pianta complessa (l'Arsinoéion di Samotracia è una grandiosa sala circolare), scene monumentali nei teatri, biblioteche a nicchie. Predominò l'ordine ionico, codificato dall'architetto Ermogene tra il sec. III e il II a. C. (e la sua teoria influenzò notevolmente Vitruvio e l'architettura romana), e si affermò quello corinzio, il cui esempio più grandioso è il colossale Olympiéion di Atene, la cui costruzione riprese attorno al 170 a. C. e venne poi completata da Adriano. Importante fu anche l'architettura privata: le case, più ricche, si svilupparono attorno al peristilio (Delo) e furono spesso ornate da mosaici. Dopo il 146 a. C., quando la G. diventò una provincia romana, l'attività edilizia diminuì ma l'architettura, basata essenzialmente sulla linea retta e sull'architrave, che la distinguevano dall'architettura curvilinea romana, mutò molto lentamente le sue caratteristiche. Di età romana sono, oltre al monumento di Paolo Emilio a Delfi e all'odeon di Agrippa nell'Agorá di Atene, i monumenti della ricostruzione adrianea di Atene, come la biblioteca di Adriano nell'Agorá romana, il completamento dell'Olympiéion e l'arco di Adriano, che divideva la "città di Adriano" dalla "città di Teseo" e che unisce le caratteristiche della porta ad arco romana a quelledell'architettura lineare greca. Altri monumenti (odeon alle pendici dell'Acropoli, grande stadio) sono dovuti al mecenatismo del filosofo e retore Erode Attico. Importante a Salonicco l'arco di Galerio (fine sec. III a. C.), adorno di bassorilievi. La scultura, che ebbe alcuni tra i suoi centri più importanti nell'Asia Minore e anzitutto a Pergamo, continuò, con numerosi maestri, le tradizioni di Scopa, Prassitele e soprattutto Lisippo. Del primo ellenismo furono Eutichide (Tyche di Antiochia) e Cherestrato (Temi di Ramnunte); al sec. III a. C. appartengono Dedalsa (Afrodite al bagno), Polieucto (Ritratto di Demostene) e Archelao di Priene (rilievo con Apoteosi di Omero); al secondo periodo appartenne Damofonte di Messene, autore del colossale Gruppo di Licosura. Particolare importanza ebbe la scuola rodia (che inizia con Carete di Lindo, autore del Colosso di Rodi). Si svilupparono il ritratto e, soprattutto ad Alessandria, il rilievo paesistico e la scultura di genere. L'ultima fase della scultura ellenistica ebbe nuovamente il suo centro ad Atene col neoclassicismo, che riprodusse, anche con varianti, capolavori classici od opere d'arte arcaica a uso soprattutto della clientela romana (Eubulide, Dionisio, Timarchide), mentre molti artisti greci (Arcesilao, Pasitele) si spostarono a Roma. La pittura ellenistica è documentata dalle fonti, da più tarde riproduzioni in pitture e mosaici di età romana, da pochi documenti originali (stele di Pagasai in Tessaglia, ora al Museo di Volo). A Filosseno di Eretria, della fine del sec. IV a. C., la tradizione attribuisce l'invenzione della pittura "compendiaria", che si sviluppò poi nella pittura "a macchia" propria di tutta l'età ellenistica e romana. Si predilessero le scene di genere, la pittura di paesaggio, le nature morte. Caposcuola della pittura rodia fu Protogene, "pittore di navi" e ritrattista di Alessandro, che sembra essere stato anche scultore. Proprie dell'età ellenistica furono la ceramica detta megarese, i cui vasi emisferici ornati a rilievi impressi si fabbricavano, oltre che ad Atene e in altre città greche, in tutti i principali centri ellenistici, e la ceramica a fondo nero con motivi ornamentali sovradipinti, detta delle Pendici Occidentali dell'Acropoli, anch'essa ampiamente diffusa. Sono anche da ricordare l'abbondante coroplastica, con eleganti figurine fittili ispirate al mondo di Afrodite (le cosiddette tanagrine, della fine del sec. IV, da Tanagra in Beozia) o con statuette di genere, e le numerose oreficerie (Museo Archeologico Nazionale di Atene, Museo Archeologico di Salonicco). In età imperiale romana le sculture (soprattutto ritratti), i mosaici, i prodotti di arti minori non furono particolarmente significativi né originali, pur conservando una classica purezza di linee che li distinse da altre opere di arte romana.

Il tempio di Atena Nike sull'Acropoli di Atene

Veduta della facciata occidentale del Partenone

Veduta dell'Acropoli con il Partenone