Arte Romana

Viene qui considerata non solo l'arte sorta e sviluppatasi nella città di R., in quanto si possa distinguere dalle altre culture artistiche della penisola italiana, ma soprattutto l'arte della parte sempre più vasta del mondo antico soggetta a Roma. Rientrano quindi nell'arte romana i monumenti sia di R. e del suo porto di Ostia, sia quelli eseguiti nelle varie città italiche (e basti ricordare per la loro conservazione Pompei o Ercolano) dopo il loro assoggettamento a R., sia quelli delle nuove città dell'Italia centr. e sett., come Aquileia o Brescia, sia infine quelli delle diverse province europee, dalla Spagna alle Gallie, alle province alpine e alla penisola balcanica. Anche le città della Grecia e quelle greche dell'Asia Minore sono ricche di monumenti romani, mentre presentano particolare interesse (perché in genere meglio conservati) i monumenti delle numerose città romane dell'Africa sett., da Leptis Magna a Sabratha in Libia, da Sufetula ad Hadrumetum in Tunisia, da Cuicul a Madaura a Lambèse in Algeria, a Volubilis nel Marocco, come pure quelli dei centri carovanieri dell'Asia, come Petra, Gerasa, Palmira e Dûra Europos. L'arte romana, che nelle diverse aree conserva spesso caratterizzazioni locali, fu in realtà il risultato di uno scambio costante e continuo di impulsi artistici dal centro alla periferia e viceversa. Gli apporti più importanti vennero prima soprattutto dall'Etruria, poi dalla Magna Grecia, quindi dalla Grecia e dal mondo ellenistico e infine, in età imperiale, dalle altre aree dell'Impero romano e anche da popolazioni esterne, soprattutto orientali, con cui R. veniva a contatto. La complessità e quindi la difficoltà di distinguere tali componenti nel lungo sviluppo dell'arte romana spiega perché essa sia stata considerata, dal Winckelmann sino al sec. XIX, quasi come un'appendice subordinata dell'arte greca, mentre poi se ne è affermata l'originalità per la tarda età imperiale (Wickhoff, Riegl; le loro conclusioni sono però oggi superate); se ne sono viste soprattutto le contraddizioni, istituendo dualismi come "etrusco-ellenistico" (Furtwängler), "greco-romano" (Sieveking), "classico-anticlassico" (Rodenwaldt), o si sono poste in evidenza, soprattutto per la scultura, le differenze tra l'arte aulica, di corte o colta, e quella popolare o plebea (Rodenwaldt, Bianchi-Bandinelli) o tra la struttura dinamico-plastica di alcune opere e la struttura statico-cubica di altre, in genere più tarde (Kaschnitz-Weinberg).


Architettura e urbanistica

L'architettura più antica, nota a R. solo da pochi resti, rientra nell'ambito di quella etrusco-italica caratterizzata dal tempio tuscanico che, a differenza di quello greco, era orientato e su alto podio, con alzato in un primo tempo di legno rivestito di terrecotte policrome e ornato da statue fittili. I basamenti dei templi, le fortificazioni e altre costruzioni di carattere pratico (cisterne, acquedotti) erano in opera quadrata di tufo locale. La maggior ricchezza, i contatti con il mondo greco e la venuta a R. di architetti greci portarono, nel sec. II a. C., all'impiego del marmo in templi di tipo ellenistico; contemporaneamente si ebbero nuove creazioni architettoniche, come l'arco trionfale o la basilica (la Porcia, nel Comizio, è del 184 a. C.). L'impiego dell'opera cementizia consentì la realizzazione delle prime grandi costruzioni con impiego di volte, non solo a R., come il portico Emilio (193 a. C.), ma anche nei grandiosi santuari del Lazio, considerati generalmente sillani, della Fortuna Primigenia di Palestrina, di Giove Anxur a Terracina, di Ercole a Tivoli. Le strette connessioni dell'architettura romana (e dell'arte romana in genere) con quella ellenistica, sono evidenti soprattutto a Pompei; il suo foro (ca. 100 a. C.), che riunisce in un insieme chiuso e coordinato i principali edifici pubblici cittadini, sia civili sia religiosi, è un esempio dell'interesse dell'architettura romana per le soluzioni urbanistiche razionali; a Pompei è anche il più antico anfiteatro (ca. 80 a. C.). Grande sviluppo ebbero l'urbanistica e l'architettura durante la lunga pace di Augusto, oltre che nell'Italia, ormai tutta romana, anche nelle diverse province, congiunte a R. da una fitta rete viaria (i Romani furono, come è noto, grandi costruttori di strade e di opere stradali come ponti, gallerie, tagli di roccia). L'architettura romana dell'età imperiale, che è quella più ampiamente documentata in tutto il mondo antico, si ispirò - con sviluppi successivi dovuti anche all'impiego di nuove tecniche che permisero la costruzione di edifici sempre più grandiosi coperti spesso a volta e a cupola - a costanti concetti di razionalità e utilità pratica, mentre il tempio non ebbe più, come in Grecia, predominanza assoluta sugli altri edifici, e tra gli ordini architettonici si preferì quello corinzio. Le città vennero costruite o sistemate secondo regolari disposizioni a scacchiera derivanti dai castra (da Torino, Como o Aosta in Italia a Barcellona o Mérida in Spagna), organizzate intorno al loro foro con gli edifici più importanti (capitolium, curia, basilica), dotate, a imitazione di R., degli altri monumenti necessari alla vita cittadina (terme, teatri, anfiteatri, mercati), fornite di perfetti impianti di acquedotti, fognature, latrine pubbliche, abbellite da fontane, ninfei o da monumenti di interesse politico (archi trionfali a uno o tre fornici), se necessario recinte da mura turrite con porte monumentali; le città marittime ebbero anche idonee installazioni portuali. Nelle zone più amene o più fertili del territorio sorsero ville signorili o ville-fattorie più o meno grandiose, secondo un uso già comune nell'età repubblicana. Il nuovo largo uso del mattone cotto in fornace (impiegato per la prima volta a R. nei Castra Praetoria di Tiberio) consentì realizzazioni più facili ed economiche di edifici pubblici (terme, teatri, magazzini, mercati) e di case private a più piani (v. insula). Nell'età di Nerone e dei Flavi gli edifici importanti assunsero piante complesse, con ambienti anche poligonali, circolari, o mistilinei, in cui furono impiegate sempre più largamente strutture laterizie e volte a concrezione di materiale leggero (Domus Aurea degli architetti Severo e Celere, Domus Flavia dell'architetto Rabirio). L'architettura di Traiano fu rivolta, in tutto l'Impero, a grandiose opere pubbliche, dai porti di R. e Civitavecchia in Italia ai monumenti della Spagna, Paese natale dell'imperatore (acquedotto di Segovia, ponte di Alcantara) a quelli dell'Africa romana, dove è traianeo l'impianto a castrum di Thamugadi ,o dell'Asia Minore, dove la biblioteca di Celso a Efeso presenta un nuovo elaborato tipo di facciata monumentale che sarà adottato anche nella porta del mercato di Mileto; esempio significativo è anche il complesso, urbanistico e architettonico insieme, del suo foro a Roma. Le terme sul colle Oppio - opera, come il foro, dell'architetto Apollodoro di Damasco - costituiscono il primo grande esempio del nuovo tipo di impianto termale romano, con un nucleo monumentale centrale circondato da ampie aree libere. Intensissima e variata fu anche l'attività edilizia di Adriano non solo in Grecia (ricostruzione di Atene) e nelle città greche dell'Asia Minore (Traianeo di Pergamo) ma in tutto l'Impero, dalla Britannia (vallum di Adriano) all'Africa (campo di Lambaesis, grandi terme di Leptis Magna). L'architettura adrianea fu ricchissima di idee e di motivi, con predilezione per le linee curve, per le planimetrie centralizzate e per i grandi ambienti coperti a volta di vario tipo (Villa Adriana, Pantheon) che caratterizzarono l'architettura romana più tarda. Classica grandiosità monumentale si ebbe con gli Antonini, quando i tre ordini architettonici assunsero forme particolarmente elaborate (templi di Baalbek), e con i Severi, periodo in cui l'unione della decorazione all'architettura si fece ancora più stretta (arco di Settimio Severo e degli Argentari a R.; monumenti di Leptis Magna e di diverse altre città africane); le possibilità offerte dai nuovi sistemi costruttivi romani trovarono la loro massima applicazione nelle sempre più grandi aule delle terme (Terme di Caracalla). Tra le ultime grandiose realizzazioni architettoniche sono le Terme di Diocleziano a R. e il suo palazzo di Spa lato nonché i monumenti imperiali di Treviri. Dai ninfei e dai mausolei circolari (Tor de Schiavi, mausoleo di S. Elena) si passò alle chiese a pianta centrale e ai battisteri, dalle grandi aule rettangolari alle basiliche cristiane.


L'anfiteatro romano di Saintes (Francia)

L'acquedotto di Segovia

Le rovine di Timgad, l'antica Thamugadi in Algeria.
Il decumeno massimo con l'arco di Traiano

Il ninfeo dell'isola, detto teatro marittimo, a Villa Adriana presso Tivoli

Influenze dell'arte greca

Non è facile distinguere l'arte di R. dell'età regia e dei primi secoli della Repubblica da quella etrusco-italica. La cista Ficoroni (fine del sec. IV a. C.) che l'iscrizione dice fatta a R. da Novios Plautios, non è diversa da altre ciste etrusche; di Veio era del resto Vulca, chiamato a R. nel 500 a. C. ca. per adornare il tempio capitolino di statue fittili. La caratteristica romana del verismo si esplicò soprattutto attraverso i ritratti, derivanti anche dalle imagines maiorum, quella dello stile narrativo attraverso le pitture trionfali, quadri improvvisati con cui i generali illustravano le loro campagne vittoriose. Un deciso orientamento del gusto romano verso l'arte greca si ebbe con l'arrivo a R. di statue e quadri greci, nonché di oreficerie e argenterie ellenistiche, dai trionfi su Siracusa (212 a. C.) e Taranto (209 a. C.) e da quelli successivi sulle città della Grecia e dell'Asia Minore. Opere d'arte greca ornarono gli edifici pubblici e le case dei ricchi romani; artisti greci furono attivi a R., soprattutto nei sec. II e I a. C., sia come copisti o rielaboratori eclettici di modelli classici, sia come creatori di oggetti ornamentali (bronzi decorativi, vasi e candelabri a rilievo, gemme, ecc.) nello stile chiamato neoattico. Il ritratto, che soprattutto nell'età sillana fu crudamente veristico, per altri aspetti appare influenzato da tendenze ellenistiche (ritratti di Pompeo e Cicerone); nell'ara di Domizio Enobarbo un corteo marino ellenistico si unisce a una scena storica tipicamente romana. La pittura, nota soprattutto nel suo aspetto di pittura decorativa parietale, appare genericamente ellenistica nel cosiddetto primo stile (v. pompeiano), a riquadri imitanti il marmo, ma già intorno al 100 a. C., con l'inizio del secondo stile, presenta prospettive architettoniche originali (casa dei Grifi al Palatino; villa di Boscoreale presso Pompei); e se di derivazione ellenistica sono le scene dell'Odissea di una casa dall'Esquilino (Vaticano), di tradizione romana sono le pitture storiche di un colombario dell'Esquilino (Museo Nazionale Romano) forse già di età augustea ma riecheggianti motivi anteriori. Realismo romano, motivi ellenistici, gusto classicheggiante sono le componenti del "classicismo augusteo" (v. anche Augusto, l'arte dell'età di-) caratterizzato da grandissima perfezione tecnica e formale. Anche in un monumento ufficiale come l'Ara Pacis le diverse tendenze possono sembrare non perfettamente fuse, ma unica è la concezione generale dell'opera, in cui architettura e decorazione scultorea sono strettamente legate, e le singole figurazioni appaiono tipicamente romane anche nel loro significato. Meno perfette formalmente, forse più naturali e realistiche sono altre opere, come il fregio del tempio di Apollo Sosiano (20 a. C.) con corteo trionfale. Precisione accademica, gusto classico, sensibilità veristica mostrano anche i ritratti di Augusto dove, tuttavia, anche in relazione al luogo di ritrovamento, può prevalere l'intonazione eroica dei diadochi ellenistici, il patetismo microasiatico, l'accademismo neoclassico o il verismo italico. Nella pittura, che nelle pareti del cosiddetto secondo stile unisce alle prospettive architettoniche grandi scene figurate derivanti o ispirate da celebri quadri classici ed ellenistici, non mancano paesaggi o scene di giardino (Villa di Livia a Prima Porta, ora al Museo Nazionale Romano) o anche megalografie in cui copie di pitture greche e motivi romani sono riuniti in in un insieme abilmente omogeneo (Villa dei Misteri a Pompei). La conquista dell'Egitto portò all'introduzione di motivi egizi o egittizzanti (pigmei, coccodrilli, ecc.) dell'arte alessandrina, che si aggiunsero, se pure come moda temporanea, alle altre componenti ellenistiche, soprattutto nella pittura e nel rilievo.

Dal classicismo augusteo a Teodosio

La lunga pace augustea favorì lo sviluppo artistico di tutte le province e l'affermarsi, soprattutto in quelle occid., dell'arte "provinciale", con manifestazioni che se da una parte appaiono diverse da luogo a luogo in relazione alla più o meno accentuata presenza della componente artistica locale, dall'altra presentano caratteristiche comuni non solo formali - come p. es. la minor precisione di forme - ma anche sostanziali, come una certa maggior vivacità e spontaneità di rappresentazione e insieme un certo maggior tradizionalismo (p. es. nei ritratti che sono più tipizzati che fisionomici). L'arte "provinciale" è stata avvicinata all'arte non ufficiale - definita talora impropriamente "plebea" - di molte città dell'Italia sett. e centr. e in realtà sia in Italia sia nelle province le analoghe manifestazioni artistiche furono l'espressione dei medesimi ceti medi locali: magistrati minori, militari, commercianti, artigiani (v. anche Gallia, Italia, Spagna, illirico, iberico, Romania). L'indirizzo classicheggiante dell'età di Augusto, presente anche nella raffinata toreutica, nelle gemme, nei cammei, continuò per tutta l'età giulio-claudia. I ritratti di questo periodo mostrano però, già con Caligola e poi con Claudio e Nerone, notazioni più realistiche e ricerca di caratterizzazione, e il rilievo storico (Ara Pietatis Augustae, del 43 d. C.) una sintassi più complessa e l'introduzione di sfondi architettonici con preciso valore topografico; la pittura acquistò toni sempre più impressionistici e sommari e si espresse sia con la riproduzione di quadri celebri (terzo stile pompeiano) inquadrati in complesse scenografie architettoniche, sia con la raffigurazione di scene di vita quotidiana (pittura pompeiana con rissa tra Nucerini e Pompeiani nell'anfiteatro). Alcuni rilievi aulici dell'età dei Flavi (arco di Tito al Foro Romano) sono caratterizzati dall'inserimento della figura nello spazio, con sovrapposizione di piani che dà ai rilievi un vivo senso luministico, mentre in altri sono più evidenti tendenze classicheggianti (rilievo della Cancelleria); altre opere meno ufficiali si distinguono invece per il vivace realismo (rilievi del sepolcro degli Haterii). Nei ritratti, il raffinato chiaroscuro della superficie delle carni contrasta con quello ben più accentuato delle baroccheggianti chiome femminili a nido d'ape (v. anche Flavi). La pittura delle pareti del cosiddetto quarto stile di Pompei (tra il terremoto del 62 e l'eruzione del 79), piene di fantasia e chiaramente impressionistiche, si ispirò probabilmente a quelle, in molte parti distrutte, del pittore Fabulo o Amulio della Domus Aurea di Nerone. Le tendenze plastiche e coloristiche dell'età dei Flavi si accentuarono nell'arte traianea, come appare nel grandioso rilievo con scene di battaglia, ricco di effetti chiaroscurali, che ornava il Foro Traiano e che fu poi inserito, suddiviso in più parti, nell'arco di Costantino, e ancor più nel lungo fregio continuo della colonna (v. coclide), un tempo ravvivato dal colore e da elementi metallici aggiunti, in cui i diversi elementi formali genericamente ellenistici sono fusi in una composizione pienamente romana non solo nel suo significato di esaltazione politica o nella sua nuova disposizione a rotolo continuo (come è nuova anche la figura del "barbaro"), ma anche nell'espressione artistica, caratterizzata da una grande espressività (si è notata la pietà dell'artista per i Daci sconfitti) e da un'attenta ricerca psicologica. Altri monumenti di R. e d'Italia (rilievi dell'arco di Benevento) si avvicinano all'arte dei rilievi del Foro Traiano, mentre il monumento ad Atene di Filopappo, erede della stirpe regale dei Seleucidi, presenta nell'architettura spunti siriaci, e la decorazione del Trophaeum Traiani ad Adamclisi, grandioso monumento circolare di tipo italico romano eretto a ricordo della vittoria di Traiano sui Daci, è opera di artisti locali, che hanno dato ai rilievi un'ingenua ma forte espressività. L'arte ufficiale del tempo di Adriano, legata al gusto personale dell'imperatore, ritornò a composte eleganze classicheggianti (tondi adrianei inseriti nell'arco di Costantino, ritratti di Antinoo), mentre si moltiplicarono le copie o le rielaborazioni di celebri opere d'arte greca; nei sarcofagi, di cui allora ricominciò l'uso, scene mitologiche greche si uniscono a episodi di vita romana (v. anche adrianeo). Una maggiore vivacità e la tendenza verso un pittoricismo barocco caratterizzano l'arte dei primi Antonini, in particolare i ritratti, in cui, anche per l'uso del trapano, il contrasto tra la levigatezza delle carni e le superfici mosse dei capelli o della barba appare sempre più forte. La base della colonna di Antonino Pio (Roma, Vaticano) presenta, a differenza di altri rilievi storici contemporanei di composta classicità, figure di cavalieri a tutto tondo, galoppanti spesso di scorcio, immersi nello spazio intorno al gruppo centrale. Il pittoricismo, già chiaro negli otto rilievi storici di Marco Aurelio inseriti nell'arco di Costantino, è particolarmente accentuato nel fregio della sua colonna coclide, più povera di invenzioni di quella di Traiano e dal modellato ruvido e duro, ma dall'espressività forte e drammatica; la frequente posizione frontale dell'imperatore, a indicarne il carattere divino, come anche la scena del miracolo della pioggia nel paese dei Quadi, preludono all'elemento irrazionale e metafisico che, rompendo la tradizione ellenistica, si affermò poi nell'arte tardo antica e nel Medioevo. Esuberante fu la scultura dell'età dei Severi, dal vivace colorismo barocco, documentata a R. dall'arco di Settimio Severo, che nelle file sovrapposte di figure ripete lo schema del fregio continuo; da quello degli Argentari; e, a Leptis Magna, dall'arco quadrifronte e dai pilastri della basilica, opera di artisti della scuola di Afrodisia, molto attivi in questo periodo. La scultura romana del sec. III è rappresentata soprattutto dai ritratti, caratterizzati spesso da lineamenti contratti e dolorosi, e dai sarcofagi, con figure sovraffollate e talora deformate, ma di intensa espressività e talora con figurazioni simboliche genericamente orientali. Se l'arte di Alessandro Severo (cui si riferiscono anche i grandi mosaici con gladiatori delle Terme di Caracalla) fu caratterizzata dal ritorno al grandioso, quella del filelleno Gallieno si orientò verso un classicismo spiritualizzato, come appare nei ritratti e nei sarcofagi monumentali di Plotino (Laterano) e di un alto funzionario dell'annona (Museo Nazionale Romano). Nella pittura non mancano, pur nel prevalente impressionismo, forme classicheggianti, anche nella sorgente arte cristiana; importanti i numerosi mosaici africani con vivaci scene realistiche ispirate alla vita della regione. Ricca fu anche la produzione di vetri, oreficerie e argenterie, che continuò anche nel sec.IV . Nella scultura tetrarchica le teste delle figure dell'arco quadrifronte di Galerio a Salonicco, con scene allegoriche più che belliche, presentano la visione stereometrica propria del tardo antico, mentre le pieghe delle vesti sono scavate con rigida simmetria; per le statue imperiali (gruppi di Venezia e del Vaticano) si usò soprattutto il porfido egiziano, che richiama il colore della porpora. L'arte di Costantino, che si richiamò ad Augusto come nuovo fondatore dell'Impero, presenta ritratti idealizzati di chiara impronta classica; classiche sono pure le figurazioni dei grandi sarcofagi in porfido di S. Elena e S. Costanza, mentre nel grande arco di Costantino a R., che incorpora anche rilievi di imperatori precedenti, i fregi con la guerra contro Massenzio e con scene di pubblica cerimonia sono caratterizzati da una geometrizzazione cubistica delle figure sproporzionate e da un fortissimo gioco di luci e ombre; inoltre appare sempre più preminente la posizione di prospetto dell'imperatore e dei personaggi della sua corte: quanto della nuova concezione artistica venga dall'Oriente, quanto dall'arte provinciale occidentale o da quella "popolare" è ancora da stabilire. Tendenze espressionistiche e insieme classicheggianti sono presenti in tutta l'arte dei sec. IV e V, ivi compresa quella paleocristiana, sia nelle sculture sia nelle pitture e nei mosaici, tra cui eccezionali quelli siciliani di Piazza Armerina e della villa del Tellaro. Nel cosiddetto rinascimento classicheggiante di Teodosio le figure risultano allungate, con particolare eleganza formale, sia nei ritratti sia nei rilievi; quelli della sua colonna coclide di Costantinopoli, e di quella analoga di Arcadio, sono però soprattutto astratte celebrazioni della maestà dell'imperatore.

L'arco di Settimio Severo nel Foro romano

Il Colosseo

Il Foro romano, sullo sfondo il Campidoglio