Simbolismo (1880)

Sul finire degli anni Ottanta si afferma in Francia il desiderio di superare i confini ormai troppo angusti del Naturalismo.
La ricerca artistica si orienta, da una parte ad approfondire e a misurarsi con l'aspetto scientifico, sulla via del rigore e della freddezza come fanno i Puntinisti, dall'altra, in direzione opposta, sulla via del sogno, del simbolo, verso il superamento del Naturalismo, per dare slancio e vitalità alla cultura artistica in una società ancora troppo conformista.
In questo contesto nasce la poetica simbolista, ma non come corrente artistica, nemmeno come movimento organizzato intorno a principi rintracciabili in un gruppo definito di autori e opere.
La sua origine è piuttosto di natura letteraria, in questo campo si misurano e si formano correnti di pensiero ed è soprattutto con Mallarmé che il Simbolismo trova sostegno e nutrimento ricollegandosi alla tradizione romantica.
In ambito artistico, si configura come un superamento della concezione, puramente visiva, dell'Impressionismo, in senso "spiritualistico". I Simbolisti manifestano odio per la volgare apparenza delle cose, vogliono piuttosto scoprirne l'aspetto arcano: non si accontentano delle cose visibili, ma cercano di scoprirne sempre gli aspetti più profondi, la ragione segreta.
Per essi la realtà è mistero e la natura si presenta come una foresta di simboli, che spetta all'artista di interpretare e svelare con un atto di intuizione-espressione. A tale scopo il pittore simbolista rifiuta la tradizionale logicità e referenzialità del linguaggio e ricorre massicciamente a tecniche come il simbolo, l'allegoria, l'analogia, la metafora ricercata, gli accostamenti imprevisti e misteriosi, le accumulazioni apparentemente insignificanti, l'uso sapiente e simbolico degli spazi, degli artifici tecnici e iconici.
In sintesi, per i Simbolisti l'arte non rappresenta la realtà, ma la rivela per segni: le immagini, che hanno origine nel profondo dell'essere umano, s'incontrano e si fondono nel dipinto con quelle che provengono dall'esterno, come su uno schermo che mostra, contemporaneamente due mondi, quello soggettivo e quello oggettivo.


Un fenomeno accademico o anticipatore?
Gli artisti simbolisti più rappresentativi sono Pierre Puvis de Chavannes, Gustave Moreau e Odilon Redon, ma lo stesso Paul Gauguin, negli anni successivi al 1886, indirizza la sua pittura verso il Simbolismo. Egli condivide da un lato i contenuti ideologici e letterari dei simbolisti, dall'altro è la sua stessa pittura, arcaicizzante, stilizzata, che manifesta sempre di più implicazioni simboliste.
Nel giro di pochi anni il Simbolismo riunisce idealmente pittori di nazioni molto diverse tra di loro, dal Belgio alla Svizzera, dalla Francia all'Austria. Il tedesco Franz Von Stuck si specializza in torbide visioni in cui nudi di donna simboleggiano lussuria e morte tra le spire di enormi boa; mentre il belga Fernand Khnopff, spesso con atmosfere surreali, ci sospende fuori dal tempo, in un mondo di pensieri segreti.
Il Simbolismo, per questa sua ambiguità, sospeso tra il vecchio e il nuovo, tra atmosfere surreali e violenze neoprimitive, ha una alterna fortuna critica, che lo porta talora a essere considerato come un rigido accademismo, mentre in tempi più recenti ad essere considerato da alcuni come un'anticipazione del Surrealismo.
Esso si rivela componente essenziale della società moderna, non soltanto influisce sulla pittura, ma anche sull'architettura, sull'arredamento e sul costume, favorito anche dalle nuove tecniche industriali che permettono di realizzare forme totalmente diverse da tutta la morfologia tradizionale.