Edgar Degas (1834-1917)

Figlio del facoltoso banchiere De Gas (questo il vero cognome), imparentato con l'aristocrazia napoletana e fiorentina, Edgar passa quasi tutta la sua vita a Parigi, ma alterna frequenti soggiorni in Italia. Dopo la laurea in giurisprudenza presa alla Sorbona, diventa allievo del pittore Louis Lamothe, a sua volta discepolo di Ingres, uno dei grandi maestri di cui Degas subisce l'influenza.
Nel 1862 l'incontro con Manet è decisivo per l'evoluzione della sua pittura e l'adesione all'Impressionismo. Tuttavia, benchè elemento di spicco del gruppo di punta impressionista, rimane il più lontano dall'applicare alcuni principi basilari e le regole tipiche del movimento, come la pittura "en plein air", preferendo creare le sue tele in studio, sulla base di schizzi e appunti.
I suoi disegni si basano su gesti rapidi, risolutivi, che ghermiscono qualcosa del reale e se ne appropriano, un modo di lavorare tutt'altro che contemplativo della realtà. Secondo Degas l'atteggiamento giusto è quello di anteporre la sensazione mentale, prima che visiva, davanti al soggetto: non può esserci cioè un nuovo modo di vedere senza un nuovo modo di pensare. L'artista non è un apparato ricevente, uno schermo immobile su cui si proietta l'immagine, e l'operazione artistica non è soltanto una questione di occhi, come sentenziava Monet.
La sua ricerca si rivolge spesso allo studio degli effetti della luce artificiale e in questo senso sono fondamentali i suoi dipinti dedicati al mondo dello spettacolo, cantanti, musicisti, ballerine dell'Opera, e agli interni dei locali di ritrovo con donne in atto di lavarsi e pettinarsi.
Lo spazio che rappresenta, benchè non sia uno spazio assolutamente concreto, non è "narturale", ma psicologico e sociale: si interessa cioè al mondo presente non a quello storico. Si serve dell'ausilio della fotografia, che rivela aspetti e momenti del vero che sfuggono all'occhio. Consapevole che, mentre la fotografia coglie l'istante, la pittura offre la sintesi del moto, quindi non è sostituibile dalla fotografia.
Altra fonte imprescindibile della sua arte sono le stampe giapponesi, di cui era collezionista e studioso. Lo colpisce la novità di quel sistema di figurazione che, eliminando la corporeità del volume e del colore, fonde nello stesso gesto-segno il movimento dei corpi e dello spazio.
Come collezionista Degas riesce a raccogliere più di cinquecento dipinti e cinquemila tra disegni e stampe, tuttavia mai niente di Monet, che liquida come un "puro decoratore". Dal 1898, a causa di gravi problemi alla vista, smette quasi di dipingere e si dedica alla scultura modellando statuine di cavalli in movimento, ballerine in varie pose e altri soggetti.
Degas muore, quasi del tutto cieco, nel 1917.
Molti schizzi, studi, monotipi, disegni e litografie della sua produzione, che hanno per tema il mondo delle prostitute e delle case chiuse, sono tuttavia state distrutte dal fratello Réné, dopo la morte dell'artista, ad eccezione delle poche tavole che Degas realizza per l'editore Vollard per illustrare La Maison Tellier di Guy de Maupassant e Les Mimes des courtisanes di Pierre Louys.