Edouard Manet (1832-1883)

Edouard Manet nasce a Parigi il 23 gennaio del 1832.
Dopo una breve parentesi come ufficiale di marina, decide di dedicarsi alla pittura. Frequenta per sei anni come apprendista lo studio di Thomas Couture, ma, quando la sua concezione artistica entra in conflitto con l'ambiente accademico, abbandona l'atelier di Couture e completa la sua formazione studiando e disegnando da solo i grandi maestri del Louvre. Viaggia molto all'estero: in Italia, Germania, Austria e Olanda. Contemporaneamente il suo interesse si rivolge all'arte giapponese e alla fotografia, allora agli albori, ma l'esperienza artistico-culturale che maggiormente colpisce la sua sensibilità avviene in Spagna, nel 1865, di fronte alle opere di Velasquez e di Goya.
Apre nel 1856 un proprio atelier, dove nascono i primi lavori e nei quali si riconosce uno stile personale: appare già la tendenza a suggerire lo spazio contrapponendo i colori scuri e chiari a altri piuttosto acidi. In questo periodo frequenta l'ambiente di artisti e letterati che si riuniscono al Café Guerbois e alla Nouvelle Athènes. Tra essi figurano, oltre Baudelaire e Zola, i principali esponenti dell'impressionismo: Nadar, Degas, Monet, Renoir e Pissaro, che considerano Manet figura di riferimento per le sue intuizioni artistiche. Più tardi conosce B. Morisot, che fa anche posare per il suo quadro "Il balcone".


Lo scandalo e il riconoscimento
Nel 1861 la sua prima partecipazione al Salon riscuote consensi. Ma quando realizza l'opera 'Déjeuner sur l'herbe', esposta nel 1863 al Salon des Refusés, si grida allo scandalo. Anche il suo lavoro successivo, 'Olympia', che presenta nel1865, è respinta dal Salon, tanto che l'anno seguente Manet viene escluso dall'esposizione universale. Manet per polemica espone 55 sue opere in un baraccone innalzato volutamente vicino all'esposizione, inoltre il fatto provoca anche l'uscita di un articolo passionale sull'Evenement (oggi 'le Figaro') firmato da Zola.
Solo nel 1868 gli viene accettato al Salon "Il Ritratto di Zola". Di tanto in tanto si trova con Monet e Renoir a dipingere "en plein air", e, grazie anche alla loro ricerca, la sua pittura diventa più sciolta e dai toni più luminosi. Manet comunque non entra a far parte ufficialmente del movimento impressionista, perché la sua ambizione resta l'affermazione nel mondo artistico ufficiale: quello dei Salon.
Riconoscimenti gli vengono anche dall'estero, nel 1980 espone a Boston, negli USA, e due anni dopo gli viene conferita la Legion d'Onore.
Tuttavia una grave malattia gli causa l'amputazione della gamba sinistra, e poco dopo la morte, a Parigi nel 1883.
Nel Gennaio dell'anno dopo, all'Ecole des Beaux-arts viene allestita una grande mostra commemorativa.


La grande innovazione
La pittura di Manet è innovativa sia dal punto di vista delle tematiche, che da quello tecnico. Giunge a espressioni di realismo minuzioso che vanno oltre l'accademismo: un realismo calcolato, non estetico. Le sue opere non sono una riproduzione fotografica di una scena, ma una realtà plastica che il quadro restituisce alla prima sensazione che si prova di fronte al soggetto.
Sulla tela figure e sfondo sono posti sullo stesso piano. L'artista dipinge con colori puri, eliminando chiaroscuro e toni intermedi.
Abolendo la plasticità dei volumi, della prospettiva e del chiaroscuro, e lavorando soprattutto con il contrasto e con il rapporto fra i toni, Manet diventa l'anticipatore di una rivoluzione pittorica di vastissima portata: dalle sue opere "Le dejeuner sue l'herbe" e " Olympia" si suole infatti datare l'inizio di un profondo rinnovamento che ha come primo sbocco la nascita del movimento impressionista, punto di partenza di tutta l'arte moderna.
La sua ricerca artistica infatti influenza profondamente giovani artisti quali Monet, Renoir, Bazille e Sisley, che ne traggono l'incitamento per una pittura più libera, svincolata dai rigori della pittura accademica. La tensione della loro ricerca, a sua volta, esercita grande influenza su Manet stesso, come testimonia la maggiore luminosità e scioltezza delle sue opere degli anni '70.
Egli non accettando di esporre insieme ai giovani colleghi, che pur lo tengono in grande considerazione, non solo non fa parte ufficialmente del gruppo impressionista, ma non arriverà mai fino alle loro conclusioni pittoriche.
Manet, diversamente dai pittori impressionisti costruisce le sue opere in maniera tradizionale, disegnando i contorni delle figure, facendo uso abbondante del nero, disponendo i colori in ampie stesure. Non giunge a smettere completamente di rappresentare ciò che "sa", per dipingere ciò che "vede". La sua ricerca si ferma alle soglie della futura rivoluzione impressionista. E di questo Manet sembra esserne cosciente.