Claude Monet (1840-1926)

Claude Monet nato a Parigi è il pittore impressionista che, con maggior radicalità, ha applicato il principio del "en plein air " (aria aperta). Le sue prime esperienze di pittura all'aria aperta avvengono nel 1858 in Normandia. L'anno successivo, giunto a Parigi, si iscrive all' Academie Suisse, dove incontra Pisarro.
Nel 1862 entra nell'atelier del pittore Gleyre e qui incontra altri artisti che faranno parte del gruppo impressionista: Renoir, Sisley e Bazille, con i quali stringe una forte amicizia ed intensi rapporti lavorativi. Con loro si reca a Chailly -en-Biére (nei pressi di Barbizon) per dedicarsi allo studio del vero paesaggio.
L'esperienza del plein air diventa per Monet sistematica, impara a guardare alla natura senza prescindere dalle condizioni atmosferiche che modificano sia i "colori locali", sia le forme delle cose. Nel 1865 torna in Normandia e qui inizia a sperimentare la pittura di figure nel paesaggio (anch'essa "en plein air") e dimostra un tocco vivace ed una brillantezza cromatica fino ad ora sconosciute.
Verso la fine degli anni sessanta, l'artista sperimenta una nuova tecnica basata sull'accostamento di colori puri, spesso applicata allo studio della variazione dei riflessi di luce sull'acqua, questa ricerca porterà alla realizzazione di quadri di intensissima luminosità, quali sono, ad esempio, quelli eseguiti durante il periodo vissuto ad Argenteuil.
L'esperienza della pittura "en plein air" insegna a Monet che le zone in ombra non sono semplicemente più scure delle parti illuminate, né prive di colore: i loro valori cromatici sono sì più abbassati, e tuttavia i colori sono esattamente gli stessi, solitamente con forti dominanti blu. Ciò porta il tentativo di rendere la terza dimensione, la profondità, abolendo l'impiego del nero, non limitando quindi in nessun modo la brillantezza delle tinte applicate. Muore a GIverny.


I cicli delle opere: la modulazione del colore e della luce nelle diverse ore del giorno
A differenza degli altri maestri impressionisti, che non hanno mai del tutto abbandonato il disegno, Monet rimane sostanzialmente fedele alla sua impostazione di partenza, incentrata sul colore, lungo l'intero arco della sua attività, che si estese con una tensione creativa estremamente vitale fino al primo quarto del Novecento. Intorno al 1890 l'artista comincia a lavorare per cicli di opere ritornando di continuo sullo stesso soggetto in diverse ore del giorno o in differenti stagioni dell'anno; quindi in condizioni atmosferiche e di luce ogni volta mutate: la sua idea è di raggiungere "l'istantaneità", ovvero quell'effetto di luce colorata che a un certo momento, come un "velo", fa da elemento unificante dell'immagine percepita dall'occhio. Dopo la serie dei "Covoni" e dei "Pioppi", tra il 1892 e il 1894 dipinge quella della "Cattedrale di Ruen" iniziata sul posto e conclusa a Giverny, dove si era trasferito nel 1881. nonostante l'interesse prevalente pergli effetti di luce e colore, in questo periodo di maturità il dibattito contemporaneo sulla pittura, orientato da una nuova sensibilità per la composizione e per l'immagine portatrice di significato, in opposizione al frammento e all'impressione, suggerisce a Monet una rinnovata attenzione al soggetto, al contenuto.
Questa serie dimostra di avere una straordinaria intensità mistica, inedita nei paesaggi e nelle colazioni sull'erba. La veduta, perfezionata prima come impressione ottica, diviene ora simbolo di una realtà interiore. Dalla fine del secolo fino alla morte si concentra sulle ninfee del suo giardino della casa di Giverny. È in particolare nei quadri di "Ninfee", eseguiti a partire dal 1917 su tele sempre più grandi, che Monet arriva ad una pittura pura, essenzialmente concentrata sui propri mezzi specifici: le forme, negli ultimi dipinti, sono appena percepibili, quasi "sfatte" nei riflessi di luce e di colore. La pittura di Monet costituisce, per questo motivo, un precedente per molti sviluppi astratti del nostro secolo.