L'età dell'oro (Ovidio)

LATINO:
Aurea aetas prima fuit; tunc poena ac formido non fuerunt: homines sine
iudice tuti fuerunt et sine le gibus ius servaverunt. Nondum alta pinus
caedebatur nec in liquidas descendebat undas, nondum nautae per maria peragrabant,
nondum fossis urbes cingebantur; non tuba, non galea, non ensis erat, sic
mollia otia gentes securae peragebant. Tellus, non saucia vomeribus vel
rastro, poma et fruges sine hominum cultura dabat et homines arbutea poma
et montana fraga et glandes a Iovis arbore legebant. Ver fuit aeternum placidique
zephyri calidis aureis natos sine semine flores mulserunt. Flumina lactis,
flumia nectaris fluxerunt flavaque mella de ilice stillaverunt.
Sed aurea aetas diuturna non fuit :mox pervenit argentea proles, deinde,
postrema, aenea aetas incepit.


TRADUZIONE:
L'età dell'oro fu la prima, allora non c'erano nè dolore nè tristezza:
gli uomini erano sicuri senza giudice e conservavano la giustizia senza
leggi. L'alto pino non era ancora tagliato né discendeva nelle liquide onde,
non ancora i marinai navigavano per i mari, non ancora le città erano cinte
da fossati, non c'era né la tromba di guerra, né l'elmo, né la spada. Così
le genti vivevano sicure dolci riposi. La terra, non ferita dai vomeri o
dal rastrello, dava frutti e cereali senza la coltivazione degli uomini.
Gli uomini raccoglievano i corbezzoli, le fragole di montagna e le ghiande
dall'albero di Giove(la quercia).
La primavera fu eterna e i placidi zefiri, con soffi caldi, accarezzarono
fiori nati senza seme. Fiumi di latte e fiumi di nettare scorrevano e mieli
dorati stillavano dal leccio, ma l'età dell'oro non fu eterna. Presto venne
la prole d'argento, poi, infine, arrivò l'età del bronzo.