Il tema del viaggio in Leopardi

Il tema del viaggio ricorre sia nei Canti sia nelle prose di Leopardi, il quale, profondamente turbato da un aspro pessimismo nei confronti della vita e determinato a svelare la pur dolorosa realtà della condizione umana, ha fatto propria la lezione degli autori classici, creando personaggi emblematici delle sue convinzioni esistenziali. A tal proposito abbiamo preso in considerazione la figura dell'Islandese, tratta dal "Dialogo della Natura e di un Islandese", e quella del "vecchierel" del "Canto notturno di un pastore errante dell'Asia", cercando di metterne in luce differenze ed analogie, confrontandole anche con l'Ulisse dell'Inferno dantesco e con lo stesso personaggio di Dante.

Già durante la stesura, che è stata resa possibile da una approfondita rielaborazione, è stata grande la sorpresa nel poter accostare poeti così lontani per contesto storico-letterario e per ideologia: in entrambi la metafora del viaggio come cammino della vita si è rivelata in tutta la sua efficacia e significatività.

Coerentemente con il tema scelto dagli autori, il confronto, che vuole comunque evidenziare le loro diverse concezioni, si scandisce nei parametri di valutazione di un vero e proprio viaggio, e cioè: il suo scopo, il percorso effettuato, le condizioni del soggetto in viaggio e il suo esito.

  ISLANDESE VECCHIEREL ULISSE DANTE
SCOPO DEL

VIAGGIO

- non potendo raggiungere il piacere, trovare almeno un luogo dove non patire (63-65)

 à diminuire il dolore.

- lo scopo non è dichiarato: dare una  risposta alla sua domanda metafisica? Forse questo è il fine del pastore, ma propriamente la raffigurazione del vecchierel sembra suggerire più un'abitudine o un automatismo dell'esistenza che la ricerca di uno scopo.

" Per seguir virtute e canoscenza": per penetrare e conoscere il mistero e l'ignoto. Ricerca e contemplazione della verità per rivelarla a tutti gli uomini: dimensione didascalica, pedagogica e intento morale
  ISLANDESE VECCHIEREL ULISSE DANTE
 PERCORSO 

- dall'Islanda, viaggiando per il mondo, giunge nell' "interiore dell'Africa".

Il suo percorso parte dalla civiltà e finisce con l'incontro con la Natura, personificata in una donna gigantesca dal volto "mezzo tra bello e terribile", in un luogo selvaggio ed incontaminato.

Il paesaggio che incontra è pieno di insidie, il suo viaggio è pieno di sofferenze causate dal clima, dalla furia degli elementi, dagli animali spesso feroci e velenosi.

La natura gli è ostile in tutto il suo viaggio e gli procura continuamente pena.

- il pastore viaggia nel Caucaso, in Asia e il paesaggio suggerito nella rappresentazione del vecchierel sembra rimandare ad un identico ambiente.

La natura insidia l'uomo con il clima avverso e un paesaggio che causa sofferenze e pene.

 

Dal mare verso l'oceano attraverso lo stretto di Gibilterra.

Il mare è calmo, il viaggio è tranquillo per un lungo tratto, ma alla fine Ulisse viene travolto da un vortice.

Il viaggio è spirituale e avviene nell'aldilà:

1.Inferno:la natura è insNormal>2.Purgatorio:inizia l'ascesa del poeta sul monte e il cammino diventa sempre meno difficoltoso; il paesaggio è piacevole ed il poeta ammira il cielo e i suoi cambiamentià dimensioni aurorali o crepuscolari.

3.Paradiso:caratterizzato dalla luce, che varia di intensità, dalla musica e dalla danza.
  ISLANDESE VECCHIEREL ULISSE DANTE
CONDIZIONI

DEL

SOGGETTO

IN

VIAGGIO
Viaggiatore solitario finisce di fronte alla  Natura da cui era fuggito.

Infermo, scalzo, " bianco", lacero, uomo di condizione fisica misera, continuamente messo in difficoltà dalla natura.

Affronta il viaggio senza "posa o ristoro" per non cedere alle insidie della natura.

Il vecchierel è un modello universale:

la natura, nel suo ciclo meccanicistico, insidia quotidianamente e gradualmente tutti gli uomini.

Nel viaggio Ulisse è con i suoi compagni, che ormai sono "vecchi e tardi".

Ulisse è un modello "alto" di uomo, che ha dietro di sé una tradizione dotta, e decide liberamente di sfidare la natura.

Ulisse è un'eccezione, è un uomo di grandi qualità  (ECCESSIVAMENTE MAGMANIMO) con una grande capacità di persuasione: quindi non è un esempio di uomo comune, bensì egli mostra le conseguenze di un atteggiamento estremo nei confronti della natura.

Dante è accompagnato prima da Virgilio e poi da Beatrice, non è mai solo e quando è in pericolo chiede subito aiuto.

Egli compie un viaggio spirituale ma non si dimentica mai della naturalità del corpo (¹ da spiritualismo assoluto), che si riscatterà dopo il Giudizio Universale.

 

L' impianto didascalico è evidente in quanto Dante VEDE le pene che GLI ALTRI subiscono

 

Entrambi i viaggiatori sono tormentati dalla natura; essi sono esemplari elementari di un'esistenza ridotta ai minimi termini; non hanno speranza per il futuro, non chiedono aiuto a nessuno e entrambi si pongono interrogativi sull'esistenza.

La natura è ineliminabile, civiltà º natura ("l'uomo è un animale sociale" - Aristotele)

(cfr. il secondo finale dell'Operetta)
In entrambi la natura è ineliminabile, ma essa non è indifferente e autonoma, ma è governata da un volere divinoà le vicende di Dante e Ulisse sono ambientate in una dimensione  cristiana e in una prospettiva di eternità o di Oltranza che non c'è nel caso del vecchierel e dell'Islandese
  ISLANDESE VECCHIEREL ULISSE DANTE
ESITO

DEL

VIAGGIO

Il viaggio si conclude con la sua morte

La causa rimane un mistero come la risposta alla domanda che l'Islandese pone alla natura.
Il vecchierel muore precipitando in un " abisso orrido, immenso ov'ei ...  il tutto oblia." Dopo il naufragio Ulisse muore, ma la morte è solamente una dolorosa tappa per giungere nell'aldilà, dove sconterà la sua pena nell'attesa del Giudizio divino La contemplazione della verità è per Dante una motivazione per vivere una vita rinnovata, illuminato dalla fede.

La natura agisce trasferendo nell'indeterminatezza (nel 2° finale non si sa bene dove l'islandese venga portato e da chi venga trovato, mentre il vecchierel finisce in un abisso "immenso dove il tutto oblia")

La morte è una sofferenza: non vengono risolti il mistero della vita e la ricerca di significato.

Lo scopo della loro vita non è perseguibile!

Non esiste un metodo di percorso della vita che è indifferente alle domande che si pongono alla vita e all'ipotesi che su di essa si "rischia"

Questi uomini hanno scelto il loro percorso senza speranza nella sofferenza e nel dolore, in una dimensione materialistica-meccanicistica, non ipotizzando alternative di carattere "positivo"