Poema eroicomico

La contaminazione fra l'epico e il grottesco, fra l'eroico e il comico, aveva prodotto, già fra XV e XVI secolo, risultati di primissimo piano, come il Morgante di Luigi Pulci e il Baldus di Teofilo Folengo, per culminare poi, nella letteratura del Cinquecento francese, con il capolavoro di François Rabelais, Gargantua et Pantagruel. Il genere non rappresenta quindi una novità assoluta, e si pone anzi come filiazione diretta di una tradizione antica, se è vero che il primo esempio di poesia eroicomica è da individuarsi nel poemetto greco Batracomiomachia (La guerra delle rane contro i topi) che si fa risalire al V secolo a.C. Tuttavia, ciò non significa che si debba negare al poema eroicomico secentesco una sua originalità e disconoscerne le potenzialità innovative; in particolare, bisognerà sottolinearne il carattere parodistico e di "opposizione" rispetto alla cultura dominante che è invece quasi del tutto assente, per esempio, dal Morgante del Pulci, il cui umorismo è autosufficiente e indipendente da secondi fini ideologico-politici.

Al contrario, i poeti eroicomici del XVII secolo, e in primo luogo il maggiore di essi, Alessandro Tassoni, autore della Secchia rapita, utilizzano il genere per un attacco mirato contro bersagli concreti e ben riconoscibili, talvolta addirittura per soddisfare ostilità e risentimenti personali, caricando così i loro testi di un'aggressività e di una forza polemica ignote alla comicità fine a se stessa di un Pulci o di un Folengo. Inoltre, mentre questi ultimi tendevano a raggiungere effetti comici rappresentando una materia popolaresca con un registro illustre, il Tassoni e i suoi seguaci seguono la strada opposta, traducono cioè una materia considerata tradizionalmente illustre in un registro popolaresco.

Ci troviamo così davanti non a dei miserabili innalzati al rango di cavalieri, ma a cavalieri regrediti al livello di miserabili, in una derisione feroce dei "poteri costituiti" e dei "valori" consacrati, insomma di un intero sistema di rapporti civili e sociali. È la stessa strada che segue anche Miguel de Cervantes con il Don Chisciotte, ottenendo però risultati incomparabilmente più alti grazie alla presenza, nella sua personalità e nella sua opera, di un ben organizzato nucleo concettuale e di un saldo orientamento morale che invece mancarono ai protagonisti della poesia eroicomica italiana, ristretti entro i limiti di una caricatura vivace e beffarda, ma priva di capacità progettuali e quindi, alla fine, tanto divertente quanto sterile. Fra essi, oltre al Tassoni ricordiamo Lorenzo Lippi (Il Malmantile riacquistato) e Bartolomeo Corsini (Il torracchione desolato).