APPROFONDIMENTI PROMESSI SPOSI
Il paesaggio nel "I Promessi Sposi"

Notava il De Sanctis a proposito del celebre inizio del primo capitolo: "Quando comincia il racconto, ti è innanzi una lunga descrizione, che spesso pare scritta da un geografo o da un naturalista, anzi che da un poeta: cos’ preciso è il colore locale f n ne’ minimi particolari. Per lo più nelle descrizioni di scrittori italiani la grande preoccupazione è di trovare l’effetto estetico con tali ingegnose combinazioni di ombre e di luce, con tale lavorio d’immaginazione, che si abbia non la veduta, ma la "bella veduta". Non basta il paese, ci vuole il paesaggio [...]. Qui la preoccupazione è di rendere accessibili all’immaginazione anche più infingarda le figure e le disposizioni del sito [luogo], con esse le impressioni che naturalmente producono, se e quando; e l’effetto estetico non si cerca, ma s’incontra, in dati momenti, quando il sito stesso lo porta, e consegue più il suo f ne, perché i suoi colori non sono fregi [ornamenti] dell’immaginazione, ma parte anch’essi del luogo, colori locali. Vedi uomo che descrive dal vero, quello che gli è innanzi all’occhio, e nota tutto, e tutto comprende, e tutto ti vuol far comprendere, con la curiosità paziente e attenta d’intelligente osservatore, anzi che con l’animo concitato [eccitato] e distratto di artista ".Il critico insiste quindi sulla novità costituita dal "realismo" della descrizione manzoniana contrapponendolo alle rappresentazioni "decorative" del paesaggio tipiche della tradizione letteraria italiana. Muovendo dalla pagina di De Sanctis, molto persuasivamente, Attilio Momigliano ha sottolineato nel romanzo l’oggettivazione del paesaggio naturale che acquista così dignità di "personaggio": "Il paesaggio nella prosa del Settecento e del primo Ottocento, o non ha vita, o ha quella sola che vive il poeta: la natura riflette ed allarga le malinconie e le gioie di chi la descrive. L’artista osserva la natura o la assorbe in se stesso: il Manzoni invece la contempla. Questa è la sua novità. In lui la natura ha una vita sua, e talora anche un suo dominio; egli scopre la poesia nella natura in quanto essa ha una sua propria esistenza e una sua capacità, non di colorarsi dell’anima degli uomini, ma di modificarla. Questa concezione è più reale e nel medesimo tempo, quando sia espressa con efficacia, più profonda. L’uomo comune non attribuisce alla natura i sentimenti che prova egli stesso, ma la contempla sentendo confusamente che essa ha un’esistenza sua, un suo signifi cato, e che egli potrà subire il suo fascino, fondersi in essa, sentirla vivere della sua stessa vita, ma non infondere in lei le proprie passioni, vedere in lei uno specchio della sua anima".Di seguito alcune pagine sul paesaggio manzoniano dovute ad uno dei più attenti studiosi del romanticismo, Mario Marcazzan (1902-1967), tratte dalla raccolta di saggi Nostro Ottocento (1956).