Conte Attilio

La figura dell'ospite e cugino di don Rodrigo è elementare, essendo priva di articolazioni e sfaccettatura psicologiche. Di certa nobiltà del Seicento, egli ha la boria, l'esagerata stima di se stesso, la mancanza di senso morale. Essendo conte e perciò di un gradino più su a don Rodrigo nella scala nobiliare, Attilio tiene nei riguardi del cugino un atteggiamento di imperiosità. Che Rodrigo si sia incapricciato di una contadina virtuosa per giunta, gli pare una stranezza divertente e vuole cavarne tutto lo spasso che si può. Al bel patrimonio di vizi, comune a tanta parte della nobiltà dell'epoca, il conte Attilio aggiunge, di proprio, una sua personale dote di avventatezza, che lo fa spensierato e superficiale. Spensierato è un aggettivo che, abbinato al nome del conte Attilio, assume un significato ben diverso da quello positivo che gli attribuiamo attualmente. Attilio è spensierato perché, per dirla senza mezzi termini , egli è stupido, superficiale, ignorante, incosciente e borioso,è spensierato perché privo dell'intelligenza per pensare. La sua ferocia mostra un che di infantile, le sue risposte sono sempre date con leggerezza e nelle sue argomentazioni non c'è niente di meditato. Questo conte Attilio è dunque una sorta di ragazzetto troppo cresciuto che conserva la faciloneria della fanciullezza, alla quale abbina la potenza e l'arroganza che gli vengono dall'età adulta e dalla condizione nobiliare.  Il conte Attilio ha una visione curiosamente semplicistica della umana società, una visione che però non è soltanto sua, essendo propria di tutta l'aristocrazia. Egli raggruppa gli uomini in due categorie: da una parte pone l'eletta e ristretta classe dei cavalieri; tutto il resto dell'umanità costituisce la massa spregevole di coloro che, non essendo cavalieri, sono necessariamente mascalzoni. I primi, i cavalieri, non hanno obblighi da rispettare nei riguardi dei secondi e non hanno nulla da spartire "con i mascalzoni". Al cavaliere non si addicono rapporti troppo familiari o diretti con i mascalzoni. Se, per esempio, prendesse a pugni un mascalzone si sporcherebbe le mani, se invece gli assesta un paio di bastonate, fa bene, perché il bastone non sporca le mani a nessuno. Fra i tanti privilegi del cavaliere, c'è anche il diritto di essere ignorante senza doversene vergognare. Il cavaliere possiede la nobiltà del sangue, che è tutto; l'istruzione la lasca ai mascalzoni.