Don Rodrigo

Di questo personaggio, l'autore non ritiene necessario disegnare un ritratto fisico, ci che gli interessa il suo ritratto morale. Sappiamo che don Rodrigo un signorotto di mezza tacca, che tuttavia, nel suo piccolo regno e nei dintorni immediati pu tranquillamente infischiarsi della legge. Di tale suo potere egli consapevole e compiaciuto. Nei suoi soprusi e nelle sue varie birbonate, don Rodrigo non vuole mai romperla con la legge, si avvale delle sue relazioni e protezioni di parenti pi grossi. Ma la giustizia divina presente per punire quel reo: presente nel colloquio tempestoso con fra Cristoforo quando alla parole <<Verr un giorno>> tra la rabbia e la meraviglia attonito egli avverte un lontano e misterioso spavento. Che Dio esista, don Rodrigo non lo ammette ne lo nega, un Dio oppressivo, fastidioso, importuno, il Dio delle proibizioni. Non possiamo di re che in don Rodrigo il senso religioso sia del tutto spento; ma ridotto al lumicino. Alla fede consapevole e fiduciosa in Dio, padre buono ed amoroso, egli ha sostituito il timore di un minaccioso fantasma. Quando don Rodrigo scopre che stato anche lui contagiato dalla peste, viene preso dal terrore e non pi il signorotto superbo ma diventa un uomo che si vede perduto. In breve tempo, la peste lo trasferisce dalla categoria degli oppressori a quella degli oppressi. Da questo rapido e radicale mutamento nasce nell'autore e si trasmette un sentimento di commiserazione per un personaggio che finora ha suscitato ben altri affetti.