Rivoluzione Francese

LOTTA DI CLASSE 

E RIVOLUZIONE FRANCESE


Breve premessa

Per due secoli, il dibattito fra i maggiori storici contemporanei, si è formato attorno a due questioni:
la durata e il periodo in cui è avvenuta la rivoluzione francese e le categorie sociali che ne hanno preso parte.
Sulla prima questione, (di più facile soluzione), gli storici sono arrivati a concordare che il periodo tra il 1789 e il 1799 è quello in cui sono accaduti gli avvenimenti più significativi, e dunque in questo decennio che è iniziata la grande rivoluzione, e con la fine di esso che hanno termine le speranze dei giacobini, gli uomini della rivoluzione.

In merito alla seconda questione invece esistono due scuole di pensiero a confronto:
la storiografia classica ottocentesca, di cui anno fatto parte storici del calibro di Michelet, Mignet, J.N. Thierry, N.I. Kareiev, Aulard, le cui ricerche sono state la base per gli studi dei predecessori, che ne hanno elaborato i concetti ed in parte li hanno modificati: Albert Mathiez, Georges Lefevre, Albert Soboul, Geroge Rudè, Armando Saitta, Richard Cobb, ed in fine la scuola degli Annal di Fernand Broudel sono gli eredi storici della scuola ottocentesca. Onore che va riconosciuto oggi al massimo rappresentante contemporaneo Micheal Vavelle.
Di più recente formazione e la scuola dei cosiddetti “storici revisionisti” può essere identificato dai suoi esponenti di maggiore rilievo che sono Furet e Cobban.

Lotta di classe o lotta fra le classi

L’interpretazione classica della rivoluzione francese vede principalmente lo scontro fra aristocratici e monarchia assoluta da un lato e borghesia e masse contadine ed operaie dall’altro. Nell’interpretazione di Marx la rivoluzione del 1789 fu certamente borghese e la borghesia fu la classe che dominò il movimento. In tali condizioni il proletariato non potè agire sulla base dei suoi stessi interessi e lo stesso terrore” non fu che una maniera plebea di finirla con i nemici della borghesia”, Marx Engels “Neue Rhiunsche Zeitung”.

Ma chi sono veramente i protagonisti di questi dieci anni di lotte? Sono veramente queste tre classi in lotta fra loro, oppure quest’interpretazione non è sufficiente?
Per Cobban, la rivoluzione francese era soltanto “una lotta politica interna ai sopravvissuti ordini medievali”.
Il punto di partenza, quindi, è capire quali sono le classi che presero parte alla rivoluzione e se hanno avuto luogo delle lotte fra “ordini particolari”, oppure se questa visione è troppo riduttiva, o ancora, parte di un grande movimento di massa.

La borghesia era sicuramente lo schieramento più eterogeneo, oltre ad essere costituita dagli artigiani delle grandi città francesi, i commercianti, i banchieri e la grande borghesia industriale e terriera, esisteva anche una folta schiera di professionisti (avvocati, medici, ingegneri, parlamentari, ecc.) e di burocrati dello stato, ovviamente in uno schieramento così variegato, non potevano non esserci delle differenze di opinione, anche sostanziali, rispetto alle idee radicali della rivoluzione, ed a secondo degli interessi a cui erano legati decidevano se appoggiare o no la rivoluzione.

A costituire il braccio armato della borghesia, ci sono il nascente proletariato industriale, che non di rado gli si rivolterà contro, e le sterminate masse contadine, incontrollabili per natura.
Dall’altra parte c’èrano l’aristocrazia e l’alto clero, che difendevano i propri privilegi di classe, lo “sfortunato” clero di campagna che in un primo momento guarderà di buon occhio i fermenti rivoluzionari e l’esercito, che per motivi che vedremo in seguito compirà il volta faccia. 

Ma in quali condizioni erano le classi sopra elencate, prima dello scoppio della rivoluzione?
Cominciamo da un analisi generale sulle condizioni economiche, non c’è dubbio alcuno che la maggiore protagonista in Europa degli eventi che caratterizzano la seconda metà del 700 sia proprio la borghesia.

Nel ‘600 getta le prime basi di quel capitalismo, che nel ‘700 rivoluzionerà il modo di produzione in di un intero paese, (l’Inghilterra), dando così vita ad un nuovo ordine economico mondiale.
La borghesia inglese forte del vantaggio accumulato sulla concorrenza straniera custodisce gelosamente i segreti delle macchine create. Ma l’egemonia britannica non doveva durare per molto “nel 1770 un giovane francese, figlio di un emigrato cattolico inglese, venne inviato in Inghilterra dalle autorità del suo paese per compiere una vera e propria operazione di spionaggio industriale. Il giovane doveva infatti rubare i segreti tecnici che avevano fatto dell’Inghilterra la nazione d’avanguardia nel settore dell’industria tessile. Sbarcato nella Manica, egli riuscì ad appropriarsi e a portare di nascosto in Francia il prodigioso filatoio meccanico, noto con il nome di jenny. I suoi connazionali poterono così riprodurlo in decine e decine di copie dando avvio alla meccanizzazione dell’industria tessile”* originando anche in Francia quei fenomeni che caratterizzano la nascita del capitalismo industriale, e nel breve volgere degli anni si passa da sistemi elementari come del mercante imprenditore e del contadino tessitore, a concentrazione di macchine e operai all’interno di locali chiusi, dando origine ai primi opifici, anche il settore delle materie prime e il commercio avevano trend di sviluppo molto forti, questo era dovuto principalmente all’esportazione verso mercati esteri.

Come testimonia M. Vavelle” fra gli anni venti e l’inizio della rivoluzione, l’ampiezza del progresso è espressa da un aumento del commercio globale che varia dal 400 al 450 %, l’industria laniera progredisce, se cosi si può dire, soltanto del 61%…la produzione del carbone aumenta del 7-800%, quella della ghisa del 200%, quella del ferro del 300%” ovviamente si tratta di uno sviluppo graduale rendendo “l’arretratezza della Francia nei settori della metallurgia e del tessile e schiacciante rispetto all’Inghilterra, in parte perché permangono sistemi non di fabbrica ma di commerciante imprenditore con contadini lavoratori a domicilio, ed in parte dal permanere di vincoli istituzionali e di tipo feudale che ne bloccavano lo sviluppo ancorando i contadini alla terra”. 
Eugheni y Tarle, sottolinea che “nel 1790 esistevano nella industria tessile francese solo 900 jenny, 8 arkwright, 1 muljenny nello stesso anno si avevano in gran Bretagna 20970 jenni, 143 arkwright, 550 muljenny”.

Mente la borghesia si gode i fasti di questo sviluppo irruente, migliaia di contadini lasciano le loro terre per andare a lavorare sotto salario nelle fabbriche. Le strade dei grandi centri abitati, si ingrossavano di migliaia di mendicanti e di vagabondi, mentre nascevano già i primi quartieri operai, come a Parigi.
“nelle città (ad esempio nei sobborghi parigini di Saint Marceau e di Saint Antoine) si era già sviluppato un proletariato piuttosto forte, salariati che non facevano parte delle corporazioni: operai delle manifatture, dei trasporti, dell’edilizia, lavoratori ausiliari e occasionali.”**
Imprenditori borghesi prendevano in fitto i grandi latifondi dell’aristocrazia e del clero, che li sfruttano con criteri più razionali, (la produzione per la produzione e non la produzione per il sostentamento), facendo cresce la produzione agricola, e riducendo i prezzi, ai piccoli proprietari terrieri non restava altro che vendere per pochi soldi le loro terre, non riuscendo più a tenere il passo con la concorrenza, finendo a lavorare come giornalieri, oppure ad emigrare.

Ma non da per tutto accadde ciò, in alcune aree della Francia permaneva un economia di tipo feudale dove permanevano consuetudini cadute in disuso da altre parti, in queste regioni il maggior possessore era il clero, che arrivava ad avere i 2/5 delle terre.
“Il suo immenso peso politico gli veniva principalmente da questo enorme proprietà terriera e dalle altre sue ricchezze. Questa proprietà era nelle mani degli ordini religiosi, degli episcopati, delle abbazie, dei monasteri, ecc. i contadini della proprietà fondiaria ecclesiastica erano gravati dagli stessi oneri, a volte anche più pesanti e umilianti, dei contadini delle proprietà signorili. La chiesa poteva contare anche sulle decime, le sportule per le funzioni religiose e civili e le donazioni dei privati. La chiesa era il maggiore e meno scrupoloso sfruttatore feudale del popolo. Allo stesso tempo esso tempo esso godeva dei maggiori privilegi fiscali”**.
L’unica libertà che aveva questa povera gente, era di scegliere il proprio sfruttatore.
Da questo punto di vista può essere utile la descrizione che fa Tocqueville della vita di questi contadini. 
“Immaginate, vi prego, il contadino francese del diciottesimo secolo, tanto appassionato innamorato della terra da consacrare all’acquisto di esso tutti i suoi i suoi risparmi e da acquistarlo a qualunque prezzo. Per comprarlo bisogna che prima paghi un diritto, non già al governo, ma ai signori del vicinato (i feudatari), estranei quanto lui all’amministrazione della cosa pubblica e quasi altrettanto incapaci.
Finalmente è suo: col grano vi mette dentro il suo cuore. Questo cantuccio di terra che gli appartiene nel vasto universo lo empie di orgoglio e di indipendenza.
Intanto intervengono i medesimi vicini e lo strappano al suo campo per obbligarlo a lavorare altrove senza salario (corvees). Se vuol difendere i propri prodotti dalla loro selvaggina, essi glielo impediscono; e sempre loro lo attendono quando deve passare il fiume per domandargli il pedaggio. Li ritrova al mercato, dove gli fanno pagare il diritto di vendere le sue derrate; e quando, in casa sua, vuole usare per se il resto del grano, di quel grano che ha visto crescere sotto i suoi occhi, coltivato dalle sue mani, deve mandarlo a macinare al mulino e a cuocere nel forno di quegli stessi uomini (diritti di cui godono i signori feudali).
Una parte di quanto frutta il suo piccolo dominio va a costituire la loro rendita. Qualunque cosa faccia, egli incontra sempre sul suo cammino, a turbargli i piaceri, a disturbare il suo lavoro e a consumare i suoi prodotti, quegli incomodi vicini; e quando l’ha finita con loro, ecco che altri, vestiti di nero, si presentano e gli tolgono il fiore suo raccolto. 

Figuratevi la situazione, il carattere, i bisogni, le passioni di quest’uomo, e calcolate, se vi riesce, i tesori di odio e di astio che ha accumulato nel cuore”.
Primo Levi nel suo libro “se questo è un uomo” in cui descrive la sua esperienza dei campi di sterminio nazisti, lascia una dedica che descrive molto bene la situazione degli uomini costretti a vivere nelle situazioni più umilianti, per il volere dispotico di altri.

“Voi che siete sicuri nelle vostre tiepide case, 
voi che trovate tornando a sera il cibo caldo e visi amici:
considerate se questo è un uomo che lavora nel fango, 
che non conosce pace, 
che lotta per un pezzo di pane, 
che muore per un sì o per un no.”

Un'altra vittima di questa rivoluzione economica, anche se in forme diverse, è l’artigianato: stretto sempre più nella morsa della ristrutturazione politica da un lato, e la concorrenza delle grandi produzioni industriali, dall’altro.
Anche la burocrazia statale  avrà motivi di dissapore grazie al processo di centralizzazione della burocrazia in corso in quegli anni, e i parlamentari che appoggeranno di volta in volta le regioni o gli stati di cui fanno parte.

Ritorniamo alle diversità fra Francia ed Inghilterra queste non sono solo di tipo economico, i due paesi corrono a velocità diverse, e la capacità di adeguamento dello stato in Francia e molto più lenta che in Inghilterra, come risulta dalla testimonianza di uno storico francese, Charles Tilly “Contrariamente a quanto si possa credere, il peso fiscale alla fine del 18 sec. era inferiore in Francia che in Inghilterra. I due paesi si trovano all’inizio pressochè allo stesso livello, ma, successivamente, il carico fiscale pro capite in Francia ebbe a declinare, laddove le tasse in Inghilterra raddoppiarono la loro quota per reddito pro capite. La causa di quanto stava accadendo risiedeva nel fatto che, nel diciottesimo secolo, lo stato inglese crebbe più velocemente dell’economia, mentre in Francia avvenne il contrario”. 

Quali erano quindi i vincoli che ancora permanevano a frenare lo sviluppo del capitalismo in Francia, e quale fu l’elemento scatenante che generarono la rivolta della classe che già aveva il potere economico?
“Di avere nel suo seno due sistemi economici, l’uno accanto all’altro, quello feudale e quello capitalistici”** di non godere di un mercato interno totalmente liberalizzato, per il permanere del dominio del sistema economico feudale nelle campagne, di avere un sistema di tassazione irregolare ed inadeguato.
Il cittadino “sommò i costi dell’espansione statale a quelli del capitalismo, grazie ad una politica fiscale che favoriva coloro che prestavano il loro capitali allo stato e penalizzavano la popolazione… cercava di demolire i monopoli dei lavoratori sull’impiego locale ed incoraggiava la proprietà borghese della terra”.*** 
La produzione del grano non ancora coltivata interamente con metodi di sfruttamento capitalistico, non era in grado di sfamare le migliaia di persone che andavano a ingrossare le metropoli ed i centri abitanti, diventando quindi dipendenti dal mercato locale.
“Lo stato procedette, infatti ad una “liberalizzazione” del commercio del grano, proprio quando una crescente parte della popolazione diventava dipendente da quel mercato per il consumo giornaliero”.***

“L’affermazione del potere statale fu avvertito dalla gente comune come un irrigidimento delle forme di esazione, un’accresciuta regolazione della produzione industriale, un più stretto controllo del contrabbando, un’incentivazione del commercio del grano a spese della domanda alimentare locale. Sempre più persone divennero vulnerabili alle carenze alimentari ed ai prezzi elevati, generando in conseguenza un’intensificazione senza precedenti dei conflitti sul controllo del cibo”***.
“esistevano quindi due classi sfruttatrici, quella dei nobili proprietari terrieri con l’alto clero e quella dei capitalisti.
Alla borghesia non resta altro che capeggiare i malumori che nascono da questa doppia forma di sfruttamento, e rivolgerla contro il suo diretto avversario, l’aristocrazia”**.
come scriveva Antione P. Barnave nel suo libro “Introduction a la revolution Francaise” : una nuova distribuzione della ricchezza produce una nuova distribuzione del potere, così come il possesso di terra ha elevato l’aristocrazia, la proprietà industriale ha elevato il potere del popolo”. 

Conclusioni e la DICHIARAZIONE DI INDIPENDENZA USA

La borghesia britannica aveva dato vita, all’interno delle colonie allo sviluppo del capitalismo, che sempre nella seconda metà del 700 genererà una prima fase di protesta dei coloni americani, e poi di aperto conflitto culminando con la dichiarazione di indipendenza, nel 1776.
Nella dichiarazione di indipendenza si legge la necessità, del popolo americano, e quindi della sua classe dominante, di un involucro politico che garantisca il pieno dispiegamento dell’economia americana, la sua veste ideologica, si identifica nelle cosiddette richieste di base in cui “Tutti gli uomini sono creati uguali; che essi sono dal creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la vita, la libertà, e la ricerca della felicità;”( diA)
tra questi diritti spiccano, la libertà, inteso non come valore assoluto, ma soprattutto come libertà di commerciare e di produrre, e la ricerca della felicità, come ricerca del massimo profitto.
Guardando la dichiarazione dei diritti dell’uomo e de cittadino, ritroviamo le stesse richieste, in più spiccano il diritto borghese di proprietà dei mezzi di produzione, dietro questa veste di apparente egualitarismo si nasconde la necessità della liberazione dei mercati e della libera concorrenza.

art. 1 gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti…(dduc 1789)
art. 2 il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescindibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione. (dduc 1789)
Art. 4 l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. (dduc 1789)
Art. 11 la libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell’uomo.(dduc 1789)
Art. 1 lo scopo della società e la felicità comune. Il governo è istituito per garantire all’uomo il godimento dei suoi diritti naturali e imprescrivibili. (dduc 1793)
Art. 2 questi diritti sono l’uguaglianza, la libertà, la sicurezza, la proprietà. (dduc 1793)
Per rendere operativi questi cambiamenti, e necessario cambiare l’ordine delle cose, e soprattutto e necessario centralizzare il potere dello stato, e rendere le sue strutture controllabili dalla classe dominante e possibilmente guidarle.
“per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governanti; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha il diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e ad organizzare i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”… ( diA)
Art. 3 il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare 
un’autorità che non emani espressamente da essa.(dduc 1789)
Art. 6 la legge è espressione della volontà generale…(dduc 1789)
Art. 25 la sovranità risiede nel popolo; essa è indivisibile, imprescrittibile e inalienabile.(dduc 1793)
Art. 35 quando il governo viola i diritti del popolo, l’insurrezione è per il popolo e per ciascuna parte del popolo il più sacro dei diritti e il più indispensabile dei doveri.(dduc 1793)
“gli uomini sono disposti a sopportare gli effetti d’un malgoverno finche siano sopportabili piuttosto che farsi giustizia abolendo le forme cui sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di malversazioni, volti inevitabilmente a perseguitare lo stesso obiettivo, rivela il disegno di ridurre gli uomini all’assolutismo, allora è loro diritto, è loro dovere rovesciare un siffatto governo e provvedere nuove garanzie alla loro sicurezza per l’avvenire”. (diA)

L’esempio americano fornirà la base materiale alle osservazioni teoriche illuministiche, i militari francesi accorsi in america per dare man forte ai coloni americani contro i soldati inglesi, rimarranno inevitabilmente intrisi, dagli ideali neoliberisti ed ugualitari riassunti dalla dichiarazione d’indipendenza.
Ciò che alla borghesia francese occorreva era un’occasione storica per tentare di ribaltare anche in Francia i rapporti di potere, l’occasione venne fornita ironia della sorte proprio dal suo avversario storico l’aristocrazia.