CAPITOLO XI

Dopo la digressione rappresentata dalla storia di Gertrude, l’attenzione del Manzoni si rivolge a don Rodrigo, quasi per costituire un motivo di distensione dopo le losche vicende narrate.Al sicuro fra le robusta mura del suo palazzotto, ritroviamo il tiramelo che, dopo aver curato in tutti i suoi particolari il piano per soddisfare il suo puntiglio, attende con animo crucciato, in preda all’ansia, spaventato della sua stessa audacia, il ritorno dei bravi dalla spedizione. Appreso dal Griso, in un colloquio agitato, il fallimento di quella, impartisce ordini, perché si recuperi la bussola, si faccia una ambasciata intimidatoria al console del villaggio, si indaghi sugli strani avvenimenti di quella notte. Segue il dialogo con il cugino Attilio, che gli promette il suo interessamento presso il conte zio affinché padre Cristofaro sia allontanato da Pescarenico. Il Griso recatosi di buon mattino al paese apprende che i promessi sono fuggiti, che Lucia ha trovato ricovero in un convento di Monza. Al suo ritorno, don Rodrigo gli ordina di recarsi in quella città per studiare l’opportunità di un nuovo colpo. Le ultime pagine del capitolo sono per Renzo. In cammino verso la città tumultuosa, ha l’animo pieno di mestizia per la repentina separazione da Lucia, per aver dovuto abbandonare il paese, la casa. Solo il paesaggio attirando il suo sguardo, lo distrae di tanto in tanto dai tristi pensieri. Giunto a Milano, Renzo si trova di fronte ai primi segni dell’imminente rivolta, senza per altro sapersene rendere conto. La scena ci fa sorridere: la meraviglia del giovane di fronte ad un sacrilegio, per quei pani e per quella farina gettati per terra, la sua esitazione nel raccoglierli, la lentezza sospettosa dell’atto, il ragionamento ad alta voce ed infine la fame che prevale su ogni considerazione. Tra queste righe possiamo leggere la riprovazione di un animo profondamente cristiano per l’indegno sciupo di farina e di pane, simbolo della Provvidenza. Apprende poi dopo, che tale abbondanza non è altro che un momento che si fa spazio nella rivolta per prendere fiato. L’ordinamento sociale, la vita economica del paese erano ridotti in tale miserevole stato, per incapacità e cattiva volontà dei governatori e l’uomo onesto riconosceva necessario un mutamento, comunque avvenisse, anche con un atto di violenza. Vedremo che questo convincimento, frutto di un sordo rancore per tante ingiustizie, per tanti torti subiti, farà sì che Renzo, prenda parte ai tumulti: vuole anch’egli operare per una società migliore, per vivere fondato sulla giustizia.