CAPITOLO XII

Ha qui inizio un altro episodio che il Manzoni tratta con la sua abituale precisione, con il consueto movimento drammatico di fatti, di gesti, di figure e passione e senza risparmio di commenti di carattere morale.All’umile, singolare vicenda dei due promessi, alla semplice e monotona vita di un piccolo centro di campagna, si innesta e si intreccia la vita di tutto un popolo nella sua pluralità, avvenimenti di grande vastità e importanza storica, che travolgeranno con il loro “vortice”, umili, potenti, i quali sol nel pericolo si sentiranno pari agli altri fratelli. Di questi sconvolgimenti la divina Provvidenza si servirà per portare ad effetto i suoi disegni. Protagonista di questo capitolo è quindi la carestia. Il Manzoni aveva avuto modo di accennare alla disastrosa, causata dallo scarso raccolto dell’annata, adesso ne analizza le cause e le conseguenze sulla psicologia della fola, con un’acutezza degna di un trattato di economia. La guerra per il ducato di Mantova, i saccheggi, la contrarietà delle stagioni, il disinteresse del governatore don Gonzalo che, tutto ingolfato nelle operazioni militari, aveva delegato ogni potere a Ferrer, l’incompetenza di questi,avevano reso disastrosa la situazione alimentare del milanese. Imbestialito per la fame, il popolo si ribella, assalta il forno delle grucce, si impadronisce, facendone grande sperpero, della farina e del pane, poi, non contento si dirige verso la casa del vicario di provvisione per fare giustizia sommaria. In mezzo a questi burrascosi avvenimenti viene a trovarsi il nostro Renzo, dapprima come spettatore, poi, da protagonista.