CAPITOLO XXVII

Si dà al lettore un quadro più preciso della guerra per il ducato di Mantova e dell’assedio di Casale, vengono descritte le cause, le alleanze e le mosse dei due opposti schieramenti; tutto ciò offre l’occasione per una critica antispagnola e per ripetuti attacchi al personaggio di don Ponzalo. Emergono i motivi che hanno indotto quest’ultimo a protestare con l’ambasciatore veneziano per il ricovero offerto da Venezia a Renzo: nessun interesse particolare per il giovane fuggitivo, ma piuttosto il desiderio di mostrare aggressività verso i “nemici” veneziani. Inizia, tra Renzo e Agnese una corrispondenza epistolare resa difficoltosa dal fatto che i due sono analfabeti; il giovane è costretto ad appoggiarsi ad uno scrivano del paese dove ha trovato rifugio, mentre Agnese si avvale dell’aiuto del cugino Alessio di Maggianico. La donna riesce ad inviare a Renzo parte del denaro donatole dall’Innominato e a fargli sapere del voto di Lucia, Renzo rimane sconvolto dalla notizia, ma, per il momento, egli non può far nulla. Lucia intanto è a Milano nella casa di donna Prassede, la sua ospite, nell’intento di “raddrizzarle il cervello”, continua a denigrare Renzo, ottenendo però l’effetto di risvegliare in Lucia l’amore per il suo promesso. L’attenzione del narratore si sposta su don Ferrante, con molta ironia vengono descritti i suoi libri e i suoi studi riguardanti l’astrologia, la magia, la politica e le regole cavalleresche. Si danno al lettore anticipazioni circa gli eventi ( guerra e peste) che contribuiranno a tenere lontani i protagonisti della vicenda.