CAPITOLO XXXI

Il Manzoni spiega i motivi che lo inducono ad aprire una lunga pagina storica sulla peste: il suo scopo è di ricostruire quell’evento, ovviando alla mancanza di sistematicità tipica dei cronisti secenteschi. Dai paesi che circondano Milano giungono le notizie delle prime morti. Inizialmente la causa dei decessi non viene attribuita al contagio, ma dopo una visita sui luoghi della malattia, il Tadino conclude che si tratta di peste . Le autorità e in particolare il governatore Ambrogio Spinola rimangono piuttosto indifferenti al problema; ma anche la popolazione rifiuta l’idea del contagio. Finalmente, il 29 novembre 1629 viene pubblicata una grida che vieta l’ingresso in città di coloro che provengono da paesi ove si è verificato il contagio: ma ormai la peste è già entrata in Milano. E’ descritto ora il primo caso di peste verificatosi in Milano. Vengono prese misure per evitare il contagio, ma la gente, per avidità e paura, riesce ad eluderle. Il contagio si diffonde ma in modo non rapido: la gente rimane scettica e si scaglia contro i medici che mettono in guardia contro la peste, giungendo ad aggredire il medico Lodovico Settala. Si moltiplicano le morti e diviene impossibile negare l’esistenza del morbo; invece di dichiarare la presenza della peste, si parla però di febbri pestilenti : ciò induce a trascurare i pericoli del contagio. I malati portati al lazzaretto si fanno sempre più numerosi, tanto che il lazzaretto stesso diviene ingovernabile: solo l’intervento e il sacrificio di alcuni frati riuscirà a riportare l’ordine in quel luogo. Si parla finalmente di peste, ma si diffonde al tempo stesso l’idea che all’origine del male non vi sia il contatto con gli ammalati, bensì quello con unguenti velenosi. A rafforzare la psicosi dell’untore concorrono due episodi di presunta unzione: l’uno verificatosi in duomo, l’altro lungo le strade cittadine. Malgrado il tribunale di Sanità non creda allo spargimento di veleni, le autorità non smentiscono pubblicamente l’esistenza delle unzioni; mentre vi è addirittura chi continua a negare la pestilenza: l’esposizione di alcuni cadaveri durante una processione convincerà tutti del contrario. In conclusione, il Manzoni riflette sulle mistificazioni di fatti e di parole che hanno condotto ad uno sviluppo così ampio del contagio.