CAPITOLO XXXIII

Don Rodrigo, rientrando da una serata con gli amici comincia ad avvertire uno strano malessere, ma nega che si tratti di peste. Il Griso finge di credere alle parole del padrone, ma sta in guardia per evitare il contagio ed approfittare della situazione. Dopo essersi addormentato con fatica, don Rodrigo sogna di trovarsi in una chiesa piena di appestati e di provare, per la pressione della folla, un dolore al fianco sinistro. Sempre in sogno, egli vede fra Cristoforo indicarlo con mano minacciosa. Risvegliatosi, il nobile vede sparire tutte le funeste visioni del sogno, ma non il dolore al fianco: guardandosi quella parte egli scopre un bubbone. Sperando di evitare il lazzaretto, don Rodrigo incarica il Griso di avvertire un chirurgo che ha l’abitudine di tenere nascosti gli ammalati. Il bravo parte, ma invece di ripresentarsi assieme al chirurgo, torna accompagnato dai monatti, i quali immobilizzano don Rodrigo, lo derubano e spartiscono il bottino col Griso. Il traditore inizia a godersi i frutti della rapina, ma, ad un certo punto, si ricorda di aver toccato gli abiti infetti del padrone: la peste lo ucciderà rapidamente, mentre don Rodrigo giungerà ancora vivo al lazzaretto. L’autore ritorna ai primi mesi del 1630 per riassumere le vicende di Renzo. Dopo aver lavorato sotto falso nome, Renzo, non più ricercato dalla giustizia, torna a lavorare con Bortolo, il quale lo dissuade dai suoi propositi di arruolarsi nell’esercito o di ritornare al suo paese. In seguito alla diffusione del contagio anche nel Bergamasco, Renzo si ammala di peste, ma ne guarisce e decide di cogliere l’occasione per ritrovare Lucia. Salutato Bortolo, che dalla peste non è stato colpito, il giovane si avvia alla volta del suo paesello. Ormai immunizzato contro la peste, Renzo attraversa senza timore il paese deserto e desolato, giungendo infine al proprio villaggio. Qui, i ricordi lo assalgono rendendogli triste il ritorno. Procedendo nel villaggio, Renzo incontra Tonio, il quale, ormai vinto dalla peste, non lo riconosce e si limita a ripetere parole insensate. Il secondo incontro è quello con don Abbondio. Il curato, che la peste ha lasciato vivo, ma debole e dimagrito, non appare affatto lieto del ritorno di Renzo, e cerca di indurlo a tornare nel Bergamasco. Ottenuta qualche notizia su Agnese e sulle persone uccise dal contagio (tra le quali c’è Perpetua), Renzo si separa dal parroco. Proseguendo nel suo cammino, Renzo passa accanto alla sua vigna e la vede invasa dalle piante selvatiche, la sua casa non offrirà poi a Renzo uno spettacolo migliore. Renzo decide di chiedere ospitalità per la notte ad un amico, e trova quest’ultimo sano, ma sconvolto dai lutti e dalla solitudine. Il tempo trascorso insieme fa però ritrovare ai due giovani un po’ di serenità. Renzo, sempre alla ricerca di Lucia, si mette nuovamente in marcia alla volta di Milano. Dopo aver camminato tutto il giorno, il giovane trova rifugio in un casolare nel paese di Greco, alle porte della città.