LA RIVOLUZIONE FRANCESE E
LA REAZIONE DELL'EUROPA

Benchè accerchiata da tanti avversari la Francia Rivoluzionaria era riuscita a vincere le forze della Coalizione Europea. Per spiegare questi successi si deve in primo luogo tenere conto delle innovazioni portate dalla Rivoluzione nella condotta stessa della guerra. Gli eserciti della Coalizione conservavano le caratteristiche di quelli dell'Ancien Regime. Erano formati, cioè, da soldati mestiere, e quindi da un materiale umano costoso e difficile a sostituirsi rapidamente; comandati da ufficiali promossi in base all'anzianità, e quindi naturalmente inclini alla prudenza; limitati nelle proprie mosse dalla necessità di non distanziarsi dai magazzini di approvviggionamento e dalle modeste disponibilità finanziarie dei propri governi.

All'infuori di quello Inglese infatti i governi della Coalizione dominavano su Paesi agricoli come Prussia ed Austria, e si appoggiavano sull'Aristocrazia fondiaria tradizionale. Benchè l'Inghilterra accordasse loro cospicue sovvenzioni finanziarie, dunque, erano sempre a corto di denaro, sia per la scarsezza dei capitali dei loro paesi, sia per la necessità di non spremere troppo la classe più abbiente, cioè la nobiltà fondiaria. La conseguenza di ciò era una condotta di guerra quanto mai cauta e lenta, intesa a fare economia di uomini e di denaro. La Rivoluzione invece aveva risolto drasticamente il problema dell'arruolamento attraverso la coscrizione obbligatoria, e quello finanziario legislativo attraverso le requisizioni del Terrore e l'emissione illimitata degli Assegnati, aggiungendovi più tardi l'imposizione di gravi contribuzioni di guerra e magari il saccheggio organizzato dei territori occupati dalle sue truppe. 

L'ideologia Giacobina, infatti, si prestava a meraviglia, per giustificare queste spoliazioni presentandole ora come misura diretta a colpire i Reazionari a vantaggi dei Sansculottes ed ora come doveroso contributo dei popoli 'liberati' alla guerra Rivoluzionaria. Gli eserciti della Rivoluzione quindi anzichè fare economia di uomini e di mezzi tendevano a gettarsi allo sbaraglio, avanzando entro il territorio nemico e risolvendo colà i propri problemi logistici: nè i loro giovani generali, avvezzi a vedere ghigliottinati i propri colleghi timidi ed irresoluti e prossimi invece a fulminee carriere, i più audaci si preoccupavano davvero della condotta cauta della guerra. Sotto il loro impeto pertanto generali e mercenari dell'Ancien Regime andavano in frantumi: già nel 1794 Belgio e Renania erano stati rioccupati dai Francesi: subito dopo anche l'Olanda era invasa e trasformata in una Repubblica Batava sul modello di quella di Francia. In secondo luogo la Rivoluzione conduceva ad una guerra ideologica di popolo, anzichè ad una guerra dinastica di monarchi al modo dell'Ancien Regime.

Per quanto brutali fossero le rapine, i Generali della Rivoluzione erano profondamente convinti degli "immortali principi" dell'89 simboleggiati dal trinomio 'Libertà, Eguaglianza, Fraternità' sulle loro bandiere. Benchè arruolati con la coscrizione obbligatoria, i loro soldati erano pure i figli dei contadini che la Rivoluzione aveva affrancato dalla nobiltà. 
Il mercenario della Coalizione si batteva solo per una paga o per timore di una punizione: il soldato della Rivoluzione sentiva di battersi per la sua propria causa. Figlio del popolo e della Rivoluzione, anzi, l'esercito continuava anche dopo Termidoro ad essere una Roccaforte Giacobina.

L'Europa, d'altra parte, pullulava di simpatizzanti della Rivoluzione specie tra gli intellettuali formati dall'Illuminismo e dai Borghesi influenzati dalle Logge Massoniche. Taluni di questi simpatizzanti, come Vittorio Alfieri (*) , erano stati presto disgustati dagli eccessi sanguinosi dei Rivoluzionari. ma in cambio la svolta Democratica rappresentata dalla Convenzione Nazionale aveva trovati vasti consensi internazionali di cui era simbolo la presenza nella Convenzione stessa di stranieri, quali il Tedesco Anacharsis Klootz e l'Anglo-Americano Tom Paine. E se questi ultimi, a loro volta, erano stati travolti dal Terrore si delineava in cambio tutto un Giacobinismo Europeo i cui seguaci destavano l'allarme delle Corti con il proprio fermento e si sforzavano di favorire l'estensione internazionale della Rivoluzione.

Nel 1794, gli eserciti Francesi, dopo aver rioccupato il Belgio e la Renania, entravano anche nell'Olanda, i cui patrioti davano allora vita ad una Repubblica Batava modellata su quella della Francia ed a lei alleata. 
Nello stesso tempo, anche in Italia si ebbero congiure Giacobine cui i governi assolutisti rispondevano con sanguinose repressioni. Attivi in particolare furono i Giacobini Piemontesi come i Fratelli Junod a Torino, lo storico Carlo Botta ed il Vercellese Giovanni Antonio Ranza, la cui attività cospirativa venne stroncata dai Savoia con numerose condanne a morte, tra cui quella dei Junod. Analoghe congiure e repressioni si ebbero nello Stato Pontificio, ove un fallito moto insurrezionale a Bologna costò la vita ai Patrioti Zamboni e De Rolandis; nel Regno di Napoli, ove la cospirazione trovò alimento in ambienti Massonici e fu schiacciata con centinaia di arresti e le condanne a morte di Emanuele De Deo, Vincenzo Vitaliani e Vincenzo Giuliani; in Sicilia ove salì il patibolo il Giurista Democratico Francesco Paolo Di Blasi (1795). In Sardegna, si ebbe inoltre un'insurrezione anti-feudale, capeggiata da Gian Maria Angioy che tenne in fermento l'isola per qualche anno.

La lotta della Francia contro la Coalizione insomma, anzichè come una lotta fra Stati si configurava come una Guerra Civile Europea in cui i Francesi potevano contare su larghe simpatie all'interno degli Stati stessi con cui si battevano. In terzo luogo, infine, mentre la Francia era tutta impegnata nella Guerra Rivoluzionaria, le potenze della Coalizione avevano anche altro obiettivi da perseguire, per cui non di rado si trovavano in contrasto reciproco.

Austria, Prussia e Russia avevano da sorvegliare la Polonia i cui Patrioti tentavano di trasformare l'anacronistica struttura del loro Regno in una Monarchia Costituzionale, svincolata da ogni ingerenza straniera. Mentre l'Austria, dunque, era impegnata con Francia, Prussia e Russia, avevano operato la Seconda Spartizione della Polonia (1793).

I Polacchi tentavano la riscossa, guidati da un veterano della Rivoluzione Americana, Taddeo Kosciusko, ma erano battuti dai Russi del generale Suvaroff, ed Austria, Russia e Prussia finivano per spartirsi tra di loro l'infelice paese per la terza volta nel 1795.

La questione Polacca provocava però tanta gelosia tra le Corti di Vienna e di Berlino, tanto che la Prussia faceva pace con la Francia, abbandonandole i territori sulla sinistra del Reno pur di avere le mani libere in Polonia. Analogo conflitto si delineava tra l'Inghilterra, desideroso di assicurare alle sue esportazioni il mercato delle immense Colonie Spagnole d'America, e la Spagna, intenzionata viceversa a conservare il proprio monopolio coloniale. Anche la Spagna pertanto faceva pace con la Francia e nel 1796 si alleava addirittura con lei, consentendo così alla Repubblica di sfruttare le non trascurabili forze di mare Spagnole, oltre a quelle dell'Olanda, già ridotta in Stato di vassallaggio