I Gesuiti

I Gesuiti nascono con una forte impronta gerarchica, si definiscono milites Christi forse a causa delle origini del loro fondatore Ignazio di Loyola, uomo di corte e soldato del duca di Nejera in Spagna. Mentre in numerose parti del mondo, soprattutto durante il XVII secolo, i Gesuiti operano in direzione missionaria e evangelizzatrice, in Europa si distinguono per la straordinaria costanza di educatori e insegnanti: per due secoli nei loro collegi si formano i quadri dirigenti delle grandi monarchie europee. Nel 1580 i Gesuiti erano, nella sola Europa, circa 5000 e disponevano di 144 collegi; nel 1615 raggiungevano le 15.000 unità con più di 400 collegi frequentati, nel 1640, da 150.000 studenti: il ritmo di crescita andò diminuendo negli anni successivi, e addirittura nel corso del Settecento l'ordine venne sciolto (fu rifondato nel 1814, in pieno clima di restaurazione cattolica).

L'operazione di riconquista dei territori perduti durante la Riforma avvenne gradualmente, in direzione dell'Europa orientale: una parte della Germania, la Boemia e la Polonia vennero riportate sotto la Chiesa di Roma, ed è innegabile che i collegi svolgessero in questo contesto una funzione insostituibile.

Con il titolo di Ratio atque institutio studiorum Societatis Jesu (più nota nella versione abbreviata di Ratio studiorum, cioè ordinamento degli studi) i Gesuiti elaborarono e pubblicarono i modi, le forme, le strutture, i regolamenti del loro progetto educativo, ma soltanto nel 1599 la Compagnia pubblicò un testo definitivo, che subì peraltro varie modifiche nel 1616 e nel 1832. Gli elementi portanti della Ratio non erano nuovi: si ispiravano piuttosto al modus parisiensis, ovvero all'ordinamento dei collegi parigini (in particolare quello di Santa Barbara) con la prevalenza degli studi letterari, del commento dei classici, e del lavoro a piccoli gruppi con verifiche e valutazioni frequenti.

Il piano di studi consiste di cinque corsi fondamentali (grammatica inferiore, media, superiore, umanità, retorica) della durata complessiva di cinque anni: si studiavano le regole più elementari della grammatica latina fino a quelle più complesse, si studiava il greco dalla scrittura e dalla pronuncia (I anno) fino alla metrica e ai testi più difficili. Nel II e III anno lo studio verteva sulle Epistulae di Cicerone con lo scopo di apprendere una prosa elegante, e inoltre si studiavano e imitavano i poeti lirici (Catullo e Tibullo). Il manuale di latino che veniva adoperato era il De institutione gramatica del gesuita portoghese Emanuel Alvares: accantonato invece il vecchio manuale di Elio Donato, la Ars minor, che serviva invece per la cosiddetta "scuoletta". La "scuoletta" era un corso di quattro anni, poi ridotti a due, che si rivolgeva a coloro che entravano in collegio senza alcuna preparazione o che avevano frequentato altri tipi di scuola: essa precedeva il quinquennio dei corsi fondamentali. Il curriculum seguitava con il triennio finale rivolto alla filosofia: si studiavano la logica e la dialettica, la fisica, la matematica e la metafisica; l'autore principale era ovviamente Aristotele.

L'ordo e la ratio del collegio devono sorreggere la finalità del corso degli studi, la cosiddetta pietas litterata, il conseguimento moderato di una cultura equilibrata e rispettosa della tradizione. E tradizionale era anche l'impianto filosofico, che ricalcava in pieno la Scolastica medievale; opportunamente emendati i testi latini e greci, scelti tra quelli dell'età classica (Cicerone, Ovidio, Quintiliano, Catullo, Properzio, Tibullo, Virgilio, Isocrate, Platone, Aristotele, Tucidide) e tra gli scrittori cristiani del primo periodo. Ancora sul modello medievale si regge la metodologia didattica: praelectio e concertatio non sono che la riproposta della lectio e della disputatio, con la sola differenza che adesso il dibattito viene alimentato da un'intenzione competitiva tra gli allievi.