Girolamo Savonarola

Nato a Ferrara nel 1452 da una famiglia nobile, nel 1474 entrò nell'ordine dei domenicani a Bologna e nel 1482, chiamato da Lorenzo il Magnifico, iniziò l'attività di predicatore presso il convento di San Marco, a Firenze. La sua predicazione contro la corruzione dei costumi, orientò il popolo fiorentino verso un modo di vita più austero (movimento dei Piagnoni). Le sue prediche, accolte con grande entusiasmo dai fedeli, avevano come bersaglio il clero e la società corrotta del tempo, e in particolar modo i membri e i sostenitori della famiglia dei Medici.

Nel 1493 la sua proposta di riforma dell'ordine domenicano in Toscana fu approvata dal papa Alessandro VI, che lo nominò primo vicario generale. Da quel momento le sue prediche si concentrarono sulla politica, preannunciando l'invasione delle truppe francesi guidate dal re Carlo VIII; in tale occasione, nel 1494, Savonarola prese parte all'incontro con il sovrano e Firenze fu risparmiata. La venuta di Carlo VII e la cacciata di Piero de' Medici aumentarono il prestigio di S. in quanto parvero l'attuazione di alcune sue prediche quasi profetiche. Divenuto arbitro della vita fiorentina, S. appoggiò Pier Antonio Soderini in una riforma della costituzione della repubblica, che sottopose la città a un regime demo-teocratico (1494) del quale Savonarola divenne, sebbene senza poteri politici, il simbolo e la guida spirituale. Egli era in grado di esercitare una notevole influenza sul popolo, ma le sue capacità, indubbiamente geniali, andavano di pari passo con il fanatismo estremo delle sue teorie che predicavano l'ascetismo; la Repubblica di Firenze, secondo il suo disegno, doveva diventare il modello di una comunità cristiana perfetta.La vita fiorentina per qualche tempo cambiò: furono banditi il lusso (roghi delle vanità) e l'usura (creazione di un Monte di Pietà), furono sottoposti a giudizio quanti conducevano una vita disordinata; venne istituita un'imposta fondiaria.

Le sue critiche contro la decadenza e la corruzione dei costumi non risparmiarono neppure il papa Alessandro VI che, nel 1495, lo chiamò a Roma per ottenere spiegazioni sulle sue presunte facoltà profetiche e sulla sua stravagante interpretazione delle Scritture, accusandolo di eresia. Savonarola si rifiutò di presentarsi presso la sede pontificia e il papa lo interdisse dall'attività di predicatore, revocando l'autorizzazione che gli aveva permesso di costituire un ordine indipendente. In seguito, Savonarola rifiutò i tentativi di riconciliazione del pontefice e continuò a non rispettare i divieti che gli giungevano da Roma. Nel frattempo la situazione a Firenze si era aggravata: il partito dei Medici si organizzò nella fazione dei Palleschi, rappresentanti dell'antica oligarchia, mentre cinque membri del gruppo dei cosiddetti Arrabbiati venivano assassinati per scatenare la reazione contro Savonarola, accusato di essere il mandante della strage, e contro i suoi seguaci, chiamati spregiativamente Piagnoni.

Nel 1497 Savonarola fu scomunicato, ma contestò la scomunica e continuò a predicare; l'anno successivo venne dichiarato eretico e scismatico e fu condannato a morte; la sentenza del processo, inviata a Roma, venne confermata dalla commissione apostolica. Savonarola, con altri due membri del suo ordine, fu impiccato e il suo cadavere arso sul rogo il 23 maggio 1498 fra un tumulto di popolo in piazza della Signoria a Firenze. Tra le sue opere, oltre alle Prediche, si ricordano il Trattato circa il reggimento e governo della città di Firenze (1498) e il Trionfo della Croce. . La figura del "profeta disarmato", come lo definì Machiavelli, divenne subito oggetto di discussione: ci fu chi vide in lui l'eretico, chi il santo, chi il precursore della Riforma. Fu anzitutto un ardente e coraggioso sostenitore della necessità di una riforma dei costumi, a cominciare dal clero; ma non discusse mai i dogmi della Chiesa. Politicamente, ebbe fiducia nel popolo, che gli appariva la parte più sana della società.