Contro Verre, II, 4, 99 Bookmark and Share


Testo originale
[99] Audite etiam singularem eius, iudices, cupiditatem, audaciam, amentiam, in iis praesertim sacris polluendis quae non modo manibus attingi, sed ne cogitatione quidem violari fas fuit. Sacrarium Cereris est apud Catinensis eadem religione qua Romae, qua in ceteris locis, qua prope in toto orbe terrarum. In eo sacrario intimo signum fuit Cereris perantiquum, quod viri non modo cuius modi esset sed ne esse quidem sciebant; aditus enim in id sacrarium non est viris; sacra per mulieres ac virgines confici solent. Hoc signum noctu clam istius servi ex illo religiosissimo atque antiquissimo loco sustulerunt. Postridie sacerdotes Cereris atque illius fani antistitae, maiores natu, probatae ac nobiles mulieres, rem ad magistratus suos deferunt. Omnibus acerbum, indignum, luctuosum denique videbatur.
Traduzione
[99] Ascoltate ancora, o giudici, un tratto della sua straordinaria bramosia, audacia e follia, che si rivelano specialmente nella profanazione di quegli oggetti sacri che sarebbe stato un sacrilegio non solo toccare con le mani, ma addirittura offendere col pensiero. Gli abitanti di Catania hanno un sacrario di Cerere che nella loro città gode di un culto uguale a quello che gli è tributato a Roma e in tutte le altre località e, si può dire, in tutto quanto il mondo. Nella parte più interna di quel sacrario si trovava un'antichissima statua di Cerere, che le persone di sesso maschile non solo non conoscevano nel suo aspetto fisico, ma di cui ignoravano persino l'esistenza. Infatti a quel sacrario gli uomini non possono accedere: la consuetudine vuole che la celebrazione dei riti sacri avvenga per mezzo di donne sia maritate che nubili. Di notte e di nascosto gli schiavi di Verre portarono via questa statua da quel luogo dove la solennità del culto risaliva alla più veneranda antichità. Il giorno dopo le sacerdotesse di Cerere e le sovrintendenti di quel santuario, donne piuttosto anziane di specchiata virtà e di famiglia illustre, denunciano l'accaduto alle autorità di Catania. A tutti il fatto appariva doloroso, vergognoso, un vero e proprio lutto cittadino.

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