06. Il Secondo Dopoguerra - La ricostruzione in Italia Bookmark and Share


I PROBLEMI DEL DOPOGUERRA
L’Italia usci dalle guerra stremata e piena di rovine: nelle grandi città era tutto da ricostruire e le vie di comunicazione erano danneggiate.
Dalla fine della guerra l’Italia fu colpita da una pesante inflazione i prezzi aumentarono di venti volte e la svalutazione della lira rendeva quasi impossibile la ripresa.
Il paese era diviso in tre parti:
i primi che avevano combattuto contro il fascismo, gli antifascisti e i partigiani volevano completare il rinnovamento dell’Italia cambiando anche le istituzioni cioè le leggi fondamentali del Paese e gli organi di governo;
poi c’erano quelli che avevano appoggiato il fascismo, loro temevano un cambiamento radicali;
molti invece contrari al fascismo ma moderati vedevano con timore cambiamenti della società.
C’era una differenza anche tra un nord più industrializzato e un sud prevalentemente agricolo.
Inoltre il sud essendo stato liberato prima dagli Alleati non ha avuto modo di opporsi al fascismo, erano quindi favorevoli alla monarchia.
Al nord il movimento partigiano ha avuto modo di insediarsi e molti pensavano che la lotta contro il fascismo dovesse portare cambiamenti sociali oltre che politici.
Nel 1945 fu istituito il governo presieduto dal comandante partigiano Ferrucico Parri, fu compiuto cosi un passo decisivo per la costruzione di un Italia più giusta.

IL REFERENDUM ISTITUZIONALE
Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono tra repubblica e monarchia.
In Italia si ricore al referendum per far fare al popolo una decisione importante questa volta e fu la prima volta in Italia votarono anche le donne.
Quasi 13 milioni andarono a favore della Repubblica, quasi 11 milioni andarono invece a favore della monarchia.
Al sud prevalsero i voti monarchici a nord invece i voti repubblicani.
Umberto 2° andò in esilio e terminò cosi la dinastia dei Savoia in Italia

L’ASSEMBLEA COSTITUENTE
Oltre al referendum istituzionale si svolsero le elezioni politiche che dovevano eleggere un assemblea costituente.
L’assemblea costituente aveva il compito di preparare le leggi e i principi fondamentali della Repubblica.
I partiti presentarono una lista di candidati e gli italiani poterono finalmente votare liberamente.
I voti andarono soprattutto a: La Democrazia Cristiana (DC), il Partito Socialista Italiano (PSI), il Partito Comunista (PCI) altri partiti ebbero invece un numero più basso di elettori.
La costituente elesse il capo provvisorio dello stato: il liberale Enrico De Nicola che stese il testo della costituzione ad essa contribuirono tutti i partiti che avevano combattuto il fascismo.
La Costituzione della Repubblica Italiana entrò in vigore nel 1° gennaio 1948.

LA GUERRA FREDDA E L’ITALIA
La guerra fredda provocò una rottura dell’unità di governo fra i partiti moderati e quelli di sinistra. La DC aveva interessi e tradizioni liberali e democratiche simili a quelli di Francia, Inghilterra e Stati Uniti.
Il PSI e il PCI avevano invece avevano come modello il regime socialista della Russia.
La DC era guidata da Alcide De Gasperi.
Nelle elezione del 1948 che si svolsero in un clima acceso la DC usi ampiamente vittoriosa.
De Gasperi fu presidente del consiglio fino al 1953.

LE SCELTE DI POLITICA INTERNA E INTERNAZIONALE
Innanzitutto fu attuata nel 1950 una riforma agraria: molte terre incolte furono prese dai grandi proprietari terrieri e distribuite ai contadini.
Furono perfezionati i sistemi d’irrigazione, tuttavia la realtà sociale ed economica nelle campagna del meridione restò arretrata, soprattutto perché le estensioni distribuite erano molto piccole, e l’agricoltura moderna richiedeva vaste colture terreni più grandi e meno spezzettati.
Un’altra iniziativa fu la cassa del Mezzogiorno che avrebbe dovuto finanziare le attività agricole e industriale del sud. In molti casi i finanziamenti si trasformarono in strumenti di pressione politica e corruzione.
Come scelta internazionale nel 1949 l’Italia firmò il patto d’adesione alla NATO nonostante l’opposizione dei partiti di sinistra.

VITA DI OGNI GIORNO NEI PRIMI ANNI DEL DOPOGUERRA
Ecco un catalogo di cose che oggi sono indispensabili e che a quei tempi erano scarse, rare o introvabili:
Le automobili nei primi anni ne circolavano molto poche e quelle poche che giravano erano veicoli militari, come jeep o i robusti camion alleati dalla grande stella bianca dipinta sul cofano.
Rare erano le macchine di lusso e quei pochi che le possedevano non destavano neanche invidia perché per la gente erano abitanti di un altro pianeta. Per lo più erano macchine pubbliche che trasportavano ministri generali ambasciatori...
Circolava qualche fiat Balilla o 1100 tutte malconce e semidistrutte davano a vedere che erano uscite da molte traversie di guerra e di sfollamento.
La fiat continuava a vendere la Topolino lanciata sul mercato nel 1936, nel 1950 costava circa 675 mila lire (oggi sarebbero 15 milioni).
Anche di Topolino ce n’erano in giro poche, la benzina costava 110 lire al litro (oggi sarebbero 2200 lire). In media un operaio del nord guadagnava in un anno 380 mila lire ( uno del sud più o meno la metà).
In Italia ci si muoveva comunque:
Rientravano in treno i soldati che dopo l’armistizio del 1943 erano stati sorpresi nelle caserme dai tedeschi e internati in Germania;
Rientravano i deportati dei lager. Il racconto del viaggio di ritorno non era meno incredibile di quello dell’andata: ogni viaggio in treno era un avventura c’erano piu carri bestiame che passeggeri qui si rimaneva pigiati contro gli altri per ore e ore, ogni volta si cambiava itinerario metà delle stazioni erano andate distrutte e soste deviazioni erano la regola del giorno.
La bicicletta era il mezzo di locomozione più usato ma serviva solo nelle piccole distanze.
Nel 1950 la Vespa ebbe uno straordinario successo.
Nonostante i disagi tutta l’Italia era in movimento.
La penisola era stata divisa in due dalla linea del fronte ora le famiglie separate si riunivano e gli sfollati ritornavano nelle loro città con i loro carretti.
In Italia nel 1951 c’erano 869 mila famiglie (3 milioni e mezzo) in cui non si mangiava ne carne ne zucchero. Anche nelle famiglie più adagiate lo zucchero e la carne non comparivano molto spesso e quelle poche volte che comparivano erano l’unica portata. Il pollo era un segno di lusso lo si mangiava solo a Natale,a Capodanno e in occasione di ricorrenze speciali.
Anche i cereali come la pasta e il pane che era solitamente il cibo dei poveri in Italia non si faceva largo uso: nel 1951 ogni italiano aveva consumato in media 165 chili di cereali neanche mezzo chilo al giorno e in molte famiglie quando queste c’erano erano anche le uniche portate.
Anche in tempo di pace come in guerra c’era scarsità di generi alimentari quindi si protrasse a lungo il fenomeno del mercato nero: i generi distribuiti nei negozi erano pochi e scomparivano molto in fretta, il mercato nero non ne era mai senza e li vendeva a prezzi che solo poca gente d’Italia poteva permettersi.
Le autorità alleate continuavano a fabbricare le AM lire le monete di occupazione che i loro soldati spendevano senza pietà. Ci furono troppe lire in circolazione e quindi persero valore i prezzi invece salirono alle stelle i risparmi di molti italiani scomparirono in un niente, i libretti di risparmi tenuti da parte per tempi di povertà diventarono carta per alimentare fuoco.
Nasceva in quegl’anni nasceva il cinema neorealista che ci mostrava insistentemente le immagini dei luoghi dove la gente comune abitava: si vedevano muri scrostati e ammuffiti, edifici semidistrutti dalle bombe, carte da parati strappate fili elettrici che uscivano dai muri, mobilio molto scarso: un tavolo e qualche sedia coperti da tela cerata. Le strade erano sconnesse i tram erano vecchi e rumorosi.

Gli appartamenti degli italiani
il 76% avevano la cucina;
il 52% l’acqua corrente;
e solo il 27% l’energia elettrica.

L’energia elettrica non arrivava dappertutto soprattutto nelle campagne a volte la notte si rimaneva al buio.
Il termosifone era praticamente inesistente, c’era invece una grande stufa con grossi tubi che andavano in più stanze per diffondere meglio il calore.
C’era quasi in tutti gli appartamenti la radio: era un oggetto di uso comune e quasi tutti potevano permettersela, era servita a portare nelle famiglie la voce del duce e dei suoi discorsi e verso la fine della guerra (solo nelle case dei più coraggiosi) la voce di Radio Londra. La radio a quei tempi trasmetteva i giornali radio e anche le canzoni, era nato infatti nel 1951 il festival di San Remo.
Agli inizi degli anni ’50 venne lanciato il telefono, non molti lo possedevano (solo il 7% delle famiglie) e per la maggior parte della popolazione era un oggetto misterioso: gli adulti e gli anziani a ogni trillo prendevano paura era ancora impresso nella memoria degli italiani il suono della sirena che avvertiva l’arrivo delle bombe). Gli adulti lasciavano il compito ai bambini che presero subito dimestichezza con l’atrezzo facendo aumentare le bollette.
Lo sport più visto e più popolare in Italia era io ciclismo: si svolgeva in strade non asfaltate i corridori erano poveri e quando vincevano e venivano intervistati non riuscivano a fare una frase in italiano. I corridori più forti avevano una capacità di resistenza notevole, forza muscolare e ostinazione.
L’Italia era divisa in due tifoserie: quella di Gino Batoli e quella di Fausto Coppi, loro infatti erano i corridori più forti dell’epoca, le loro gesta riempivano le pagine sportive e alimentavano i discorsi degli appassionati.
Il secondo sport più popolare in Italia era il calcio, si era ripreso a giocare come sotto il fascismo: c’era la squadra italiana o gli azzurri (per il colore delle magliette) che faceva i campionati mondiali. Da ricordare nel 1949 la sciagura aerea di Superga nella quale persero la vita la squadra del Torino: era la squadra più forte del campionato e quella che aveva moltissimi giocatori in nazionale.
Il calcio fu esaltato da un sistema detto SISAL (totocalcio di allora) che prometteva vincite eccezionali a chi indovinava i risultati di 12 partite in anticipo.
In alcuni film neorealisti si vedono Italiani che salutano gli ultimi reparti alleati che partivano con le navi, li salutano con gesti d’affetto infatti gli alleati erano generosissimi e non sembrava di essere occupati militarmente. Gli ultimi reparti se ne erano andati nel 1949.
In quei pochi anni le truppe degli stati uniti avevano distribuito a una popolazione affamata e che viveva nella più completa povertà: sigarette, il cioccolato, la carne e le verdure in scatola, tanto loro avevano provviste quasi illimitate.
Avevano insegnato a mangiare il chewing-gum e a bere le lattine di coca-cola.
Hanno rifornito gli ospedali di preziosissima penicillina.
Anche le madri più poveri hanno potuto dare al proprio bambino nutriente latte in scatola zucchero, questi prodotti erano distribuiti a prezzi modici o addirittura gratis nei centri per i poveri organizzati dalle truppe alleate.
I soldati alleati erano veramente generosi me non solo, avevano anche il portafoglio pieno di AM lire che dovevano spendere tutte in Italia perché negli USA non valevano niente, gli italiani ne approfittarono per vendere loro di tutto con ogni mezzo e con ogni trucco. Ma in questi anni nella mente degli italiani c’era un solo pensiero: sopravvivere.
Sono diventati famosi gli Sciuscià (la deformazione in napoletano delle parole americane shoe shine cioè lustrascarpe) bambini che rincorrevano i soldati americani per lustrare loro le scarpe in cambio di una piccola mancia.
In quell’epoca nacquero dei mestieri stranissimi: c’era chi raccoglieva i mozziconi di sigarette e ne fabbricava altre da vendere ai soldati, altri tagliavano e levigavano bottiglie facendole diventare bicchieri, le scatole di carne diventavano giocattoli.
Ad un certo punto tutti questi mestieri ingegnosi cessarono e diventarono inutili perditempo: si stava entrando nel Miracolo Economico.


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